15 associazioni e 24 personalità della cultura e della società civile chiedono lo stop ai lavori: nel mirino dragaggi, colmata, fondali e futuro urbanistico dell’area
Una presa di posizione netta contro i lavori in corso nell’area di Bagnoli e contro quello che i firmatari definiscono l’utilizzo dell’America’s Cup come strumento per modificare il futuro urbanistico e ambientale della zona. È questo il contenuto della lettera aperta sottoscritta da 15 associazioni e 24 personalità della cultura, dell’università, della società civile e della politica napoletana.
Nel documento, la contestazione viene distinta esplicitamente dalla manifestazione sportiva. Il bersaglio, spiegano i promotori, non sarebbe infatti l’America’s Cup in quanto competizione, ma il ruolo che l’evento avrebbe assunto nel processo di trasformazione di Bagnoli. L’accusa è quella di avere utilizzato una grande manifestazione internazionale per perseguire obiettivi che, secondo i firmatari, andrebbero ben oltre le esigenze delle regate.
L’America’s Cup, si legge nella lettera, sarebbe «Un cavallo di Troia» attraverso il quale modificare scelte urbanistiche e ambientali già definite per l’area. La contestazione riguarda dunque «il modo in cui questo evento è stato strumentalizzato per realizzare obiettivi, urbanistici, economici e sociali, estranei» alla competizione e «da sempre perseguiti dalla parte più retriva della politica e dell’imprenditoria napoletana».
Il nodo della trasformazione di Bagnoli
Secondo i firmatari, la competizione velica avrebbe potuto essere organizzata senza interventi strutturali di questa portata. A sostegno della loro tesi viene richiamata proprio l’esperienza delle pre-regate, con le imbarcazioni ospitate in strutture temporanee nella zona sottostante Nisida. «Poteva tranquillamente essere svolta senza realizzare nessuna grande opera, come dimostrano proprio le pre-regate che si sono appena svolte, con le barche ospitate in strutture provvisorie poste sotto Nisida», affermano.
Da qui nasce la denuncia di quello che viene considerato un cambio di impostazione rispetto alle precedenti previsioni urbanistiche. Per i firmatari, la manifestazione «è servita come cavallo di Troia per stravolgere le norme urbanistiche che la città si era data e che il governo commissariale di Bagnoli aveva sostanzialmente confermato nel 2019, con un nuovo piano approvato da un decreto del Presidente della Repubblica».
Nel mirino finisce quindi anche il percorso istituzionale seguito nel 2024. Secondo la lettera, «il governo nazionale, coadiuvato dal Sindaco di Napoli-Commissario per Bagnoli» avrebbe modificato il quadro precedente, arrivando ad abrogare la norma relativa al ripristino della morfologia naturale della costa e avviando successivamente una trattativa per portare le regate a Napoli. «Solo un grande evento sportivo, infatti, poteva distrarre l’opinione pubblica e distogliere l’attenzione della città dalla compromissione permanente che si sta realizzando degli interessi, sociali e collettivi, dei cittadini napoletani e, in primo luogo, della popolazione bagnolese», sostengono i sottoscrittori.
Spiaggia, colmata e fondali: le contestazioni ambientali
Una parte consistente del documento riguarda le conseguenze ambientali che, secondo i promotori dell’iniziativa, deriverebbero dalle scelte compiute nell’ambito dei lavori. La prima questione riguarda la destinazione della costa. I firmatari sostengono che «non solo non avremo più la spiaggia pubblica di due chilometri, da Nisida a La Pietra, e sarà conservata la colmata, per farne verosimilmente un porto (adesso eufemisticamente chiamato ‘bacino di calma’), ma possiamo dimenticarci anche il disinquinamento dei fondali marini».
Particolarmente duro è il passaggio dedicato alla valutazione di impatto ambientale. La lettera afferma che «i lavori che adesso si stanno eseguendo, infatti, incredibilmente non sono stati preceduti da alcuna Via (Valutazione di impatto ambientale) con una interpretazione nella migliore tradizione degli azzeccagarbugli: non serve la Via per la temporaneità delle opere».
Le accuse proseguono con riferimento alle attività di dragaggio. Secondo i firmatari, «si stanno dragando i fondali, movimentando sedimenti marini inquinatissimi, con altissime concentrazioni di Ipa e Pcb». Nel documento si sostiene inoltre che «i sedimenti sono dragati con benne che lasciano ricadere in acqua parte del materiale raccolto».
La necessità di raggiungere determinate profondità per consentire l’accesso delle imbarcazioni viene indicata come un ulteriore elemento di preoccupazione. «Poiché, per esigenze del tutto estranee alla riqualificazione del territorio, occorre che i fondali siano profondi oltre 6 metri (devono essere dimensionati sul pescaggio delle barche della competizione velica), stanno addirittura scavando (sic!) questi fondali inquinatissimi, dissodandoli con un forchettone di acciaio gettato in acqua in caduta libera, con la dispersione di sostanze inquinanti che si può immaginare», si legge nella denuncia. E ancora: «I sedimenti raccolti vengono lasciati poi essiccare al sole».
La preoccupazione per la popolazione di Bagnoli
La lettera collega le questioni ambientali anche alla storia industriale del quartiere. Al centro vengono posti i residenti di Bagnoli, una popolazione che, ricordano i firmatari, ha vissuto per decenni accanto agli impianti industriali e alle conseguenze dell’inquinamento. «I cittadini di Bagnoli, che hanno subito per decenni l’inquinamento dell’industria, cui erano stati promessi come risarcimento dei danni subiti una spiaggia e di un bosco», sarebbero ora, secondo la denuncia, esposti anche alle conseguenze delle attività attualmente in corso.
Il documento parla infatti di cittadini che «starebbero respirando anche i miasmi prodotti dalle operazioni di scavo». Sul tema della valutazione ambientale, i firmatari ribadiscono la propria contestazione: «Si ribadisce, non sono state precedute da alcuna valutazione di impatto ambientale, perché si è furbescamente asserito che si tratta di opere temporanee».
La lettera solleva inoltre interrogativi sulla tipologia di analisi effettuate sui materiali movimentati, sostenendo che mancherebbe una «previsione di analisi dei composti organo-stannici e metilati di Hg che si formano per combinazione di Ipa e Pcb con Hg e Sn, naturalmente presenti nel sito, mentre le diossine si formano per combinazione di Ipa con Cloro marino».
Si tratta di rilievi particolarmente pesanti, che nel documento vengono presentati come parte di una contestazione sviluppatasi nel corso degli ultimi mesi e portata avanti sia attraverso iniziative pubbliche sia attraverso interventi sui mezzi di informazione.
La richiesta: fermare i lavori
Nel mirino dei sottoscrittori c’è anche il principio del «chi inquina paga», che, secondo la lettera, sarebbe stato «completamente disatteso». Da qui la richiesta conclusiva alle istituzioni: «Chiediamo l’immediato blocco dei lavori, che nulla hanno a che vedere né con le esigenze dell’evento sportivo (che può tranquillamente fare a meno della colmata di Bagnoli, come accaduto in questa prima regata) né con le esigenze ambientali, e il ripristino delle previsioni di piano democraticamente decise dalla città».
Una posizione che riporta dunque al centro del confronto pubblico non soltanto l’organizzazione della competizione velica, ma soprattutto il destino urbanistico, ambientale e sociale dell’area di Bagnoli.
Le associazioni e le personalità firmatarie
Il documento è sottoscritto da Assise di Palazzo Marigliano, Assise di Bagnoli-Bagnoli informazione, Rete No America’s Cup, Rete Sociale No Box-Diritto alla città, Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli, Fisi, Associazione Donne Architetto Ada Napoli, Associazione Mondo Scuola, Associazione Unità delle sinistre, Associazione Marco Mascagna, Autonomia Napolitana, Comitato Promotore del Progetto Hydrosòphia, Comitato civico di San Giovanni a Teduccio (Napoli), Comitato San Martino e Vas Verdi Ambiente Società Napoli.
Tra le personalità che hanno aderito figurano Vezio De Lucia, urbanista; Francesco Barbagallo, storico; Giulio Pane, professore e architetto; Vincenzo Russo, architetto urbanista; Gabriella Corona, storica dell’ambiente; Gianni Dispoto, urbanista; Emma Buondonno, architetto; Stella Cervasio, giornalista; Benedetto De Vivo, ingegnere geochimico; Nino Ferraiuolo, professore; Carlo Coppola, Vicepresidente Comitato Monte Echia; Giovanni Squame, già Presidente della Commissione urbanistica comunale; Salvatore D’Acunto, economista; Riccardo Caniparoli, consigliere del direttivo nazionale di Italia Nostra; Gianfranco Nappi, Infiniti Mondi; Francesco Escalona, Presidente NuRige Campania; Teresa Leone, architetto, Associazione Antares Ets; Salvatore Minolfi, storico; Gaetano Troncone, architetto, presidente Associazione Studio 147; Rina, Valeria De Lorenzo, già Deputato della Repubblica; Gennaro Esposito, Consigliere comunale; Antonia Manca, insegnante; Maria Muscarà, già Consigliere regionale; Carlo Iannello, costituzionalista, socio Italia Nostra Napoli.
La richiesta avanzata dai firmatari è quindi precisa: fermare gli interventi in corso e riaprire il confronto sul futuro di Bagnoli, riportando al centro le previsioni urbanistiche e ambientali precedentemente definite per l’area.
Ciro Crescentini
