La protesta della Federazione della Stampa si estende a tutte le principali città italiane per difendere il ruolo cruciale dell’informazione nella democrazia
Domani 28 novembre, le principali piazze italiane ospiteranno una mobilitazione dei giornalisti, convocata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro scaduto ormai nel 2016 e per sottolineare l’importanza del ruolo del giornalismo nell’ordinamento democratico. La protesta, iniziata oggi con un presidio a piazza Santi Apostoli a Roma, ha visto la partecipazione di rappresentanti sindacali a tutti i livelli e di esponenti degli organismi di categoria.
Secondo la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, la mobilitazione ha l’obiettivo di “difendere i diritti che gli editori vogliono togliere e tutelare stipendi che negli ultimi anni hanno perso il 20% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione”. La dirigente ha sottolineato che lo sciopero riguarda sia i giornalisti dipendenti sia i collaboratori e che la categoria deve affrontare sfide tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, “che rischia di sostituire il lavoro giornalistico se non regolamentata”. “È una trattativa unitaria – ha aggiunto Costante – e l’obiettivo è garantire che nessun giornalista possa essere ricattabile, preservando così il controllo democratico dell’informazione”. Nonostante alcune testate possano cercare di aggirare lo sciopero, la Fnsi ha ribadito il proprio sostegno ai colleghi e il diritto alla protesta.
Tra i risultati già ottenuti, la convocazione del tavolo sull’equo compenso da parte del Dipartimento per l’Editoria rappresenta un passo significativo, ha ricordato la segretaria, citando anche il supporto dei vaticanisti che hanno informato il Papa delle motivazioni dello sciopero.
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha evidenziato come “la parola chiave che unisce la categoria sia dignità”, sottolineando le contraddizioni del settore: editori che gestiscono ingenti risorse e investimenti, ma che non trovano fondi per rinnovare il contratto dei giornalisti. Il segretario Usigrai, Daniele Macheda, ha ricordato “l’importanza della mobilitazione anche per i giornalisti Rai, per la difesa di salari e diritti”.
Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana, ha definito lo sciopero “non politico nella forma, ma politico nella sostanza, poiché mira a tutelare l’informazione contro un trattamento economico inadeguato da parte degli editori”. Anche Claudio Silvestri, segretario aggiunto della Fnsi, ha posto l’attenzione sui giornalisti sotto scorta nelle regioni del Sud, che operano in condizioni di grande rischio e spesso senza contratto stabile.
Il sostegno alla mobilitazione arriva anche dai poligrafici. Giulia Guida, della Slc Cgil, ha ricordato come “la battaglia dei giornalisti coincida con quella dei lavoratori del settore, contro scelte editoriali che mettono a rischio i diritti dei professionisti”.
Domani, dunque, l’informazione italiana scenderà in piazza non solo per rivendicare salari e tutele, ma per riaffermare l’importanza del giornalismo libero come pilastro della democrazia.
Red

