Studenti e docenti denunciano una scuola sempre più subordinata alle logiche del mercato e della guerra
Nella giornata di oggi il mondo della scuola si è mobilitato con uno sciopero nazionale che intreccia rivendicazioni sindacali, difesa dell’istruzione pubblica e richieste politiche legate alla pace e alla solidarietà internazionale.
Alla protesta generale del comparto scuola, proclamata da Usb PI, Cobas Scuola, SSB e Fisi, si aggiunge lo sciopero specifico degli istituti tecnici promosso da Flc Cgil, Cub Sur e Sgb. Una mobilitazione ampia che coinvolge personale scolastico, studenti e reti autorganizzate nate negli ultimi mesi in opposizione alla riforma degli istituti tecnici.
Al centro della contestazione c’è la riforma definita “Bianchi-Valditara”, accusata dai promotori dello sciopero di trasformare progressivamente gli istituti tecnici da luoghi di formazione culturale e critica a percorsi sempre più orientati alle esigenze immediate delle imprese e del mercato del lavoro.
Proprio il percorso della riforma ha favorito la nascita della Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, coordinamento autorganizzato creato con l’obiettivo di contrastare il progetto ministeriale e costruire un fronte comune tra scuole, docenti e studenti.
Anche diverse organizzazioni studentesche hanno annunciato adesioni e iniziative di protesta: da Osa Nazionale agli Studenti Autorganizzati Campani, passando per Cambiare Rotta, Cau Nazionale e la Rete degli Studenti Medi.
Le ragioni della mobilitazione
Tra i principali motivi della protesta c’è il contrasto alla riforma degli istituti tecnici. Secondo i manifestanti, il progetto riduce il ruolo culturale della scuola tecnica, spingendola verso una funzione prevalentemente professionalizzante e subordinata agli interessi delle aziende.
La mobilitazione contesta inoltre l’obiettivo Nato di incrementare le spese militari fino al 5% del PIL, chiedendo invece che le risorse pubbliche vengano investite nei servizi sociali, a partire dalla scuola pubblica e dall’istruzione.
Tra i temi sollevati vi è anche il rifiuto di una crescente presenza della cultura militare negli spazi educativi e nei percorsi scolastici.
La protesta esprime infine sostegno alla Flotilla e agli attivisti Said Abukashek e Thiago Avila, definiti dai promotori “sequestrati da Israele in acque internazionali”. Nel testo della mobilitazione viene inoltre denunciata la complicità del governo italiano con Israele, descritto come “stato genocida, di apartheid e di occupazione”.
Per i promotori dello sciopero, la scuola deve restare uno spazio di formazione critica, solidarietà e costruzione della pace, e non diventare uno strumento subordinato alle logiche economiche o militari.
Ciro Crescentini

