Niente vincoli di bilancio per le spese militari, cortei contro l’Ue a Roma e Milano

Manifestazioni dell’Usb a 25 anni dall’inizio della prima guerra in Iraq: “Costruire un carro armato è più ‘utile’ che costruire una scuola, un ospedale o  investire per il percorso formativo di un giovane”

ROMA – Contro la guerra e per il taglio delle spese militari in Italia. A Roma e a Milano L’Usb è scesa in piazza con due cortei da diecimila persone in tutto. Quello nella Capitale è sfilato attraverso via Cavour e via dei Fori Imperiali, per approdare in piazza Venezia. A Milano i manifestanti i manifestanti hanno marciato da piazza San Babila a piazza XXIV Maggio. La data del 16 gennaio è simbolica: cade nel venticinquesimo anniversario dei bombardamenti in Iraq. “L’Unione Europea  – afferma il sindacato di base – ha assunto la gravissima decisione di sottrarre dai vincoli dell’austerità di bilancio le spese militari, togliendo così ulteriori risorse che invece dovrebbero essere investite per rilanciare e aumentare la spesa sociale ed il welfare”. “Costruire un carro armato – aggiunge l’Usb – è più ‘utile’ che costruire una scuola, un ospedale o  investire per il percorso formativo di un giovane: questo è il senso della decisione della Ue”. Nel mirino dell’Unione sindacale di base le politiche di austerità e di riduzione del debito di Bruxelles, che stanno producendo in molti paesi “un aumento esponenziale della disoccupazione, l’attacco ai salari e alle pensioni, la cancellazione dei diritti e del lavoro buono, la privatizzazione dei servizi sociali e dei beni comuni”. Quanto all’Italia, “la legge di stabilità finanziaria, approvata in Parlamento lo scorso 23 dicembre dalle forze politiche che sostengono il Governo Renzi, è la prova concreta di tutto questo: tagli alle risorse per il finanziamento delle poche forme di sostegno al reddito per i lavoratori licenziati o che perdono il lavoro per la chiusura degli impianti produttivi – aggiunge l’Usb – aumento esponenziale della tassazione indiretta attraverso l’aumento delle tariffe per i servizi, compresi tutti i livelli di istruzione, dalla scuola materna all’università. Per queste ragioni i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, le donne non possono assistere passivamente all’escalation militare in atto, ma devono riprendersi la parola, perché l’opposizione senza condizioni alla guerra, il rilancio del welfare, la difesa dei diritti e della democrazia costituiscono due facce della stessa medaglia”.

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