Solidarietà dopo gli sgomberi di Milano e Torino, sostegno di Usb e Cgil
Oltre tremila persone hanno attraversato oggi le strade di Napoli per una mobilitazione dedicata alla difesa degli spazi di aggregazione sociale, sfidando anche l’allerta meteo arancione che interessava tutta la Campania.
Il corteo, promosso dai centri sociali autogestiti partenopei, è nato come gesto di solidarietà verso le realtà considerate “a rischio” dopo gli sgomberi che nelle ultime settimane hanno coinvolto il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino. I manifestanti leggono questi interventi come parte di una linea di “tolleranza zero” attribuita al governo guidato da Giorgia Meloni nei confronti di movimenti, collettivi e spazi occupati.
Al centro della protesta anche alcune situazioni locali: il rischio di sfratto per Officina 99 a Gianturco e per il Gridas a Scampia, oltre ai timori che riguardano altre realtà cittadine come Insurgencia, Carlo Giuliani, Civico 7, Cprs e Spazio Occupato Banchi Nuovi.
La partenza è avvenuta alle 16 da Piazza Garibaldi, accompagnata da una performance sulle note di Bella Ciao. In testa al corteo, un camion-palco di sedici metri ha guidato la marcia “Amore che resiste” fino a Piazza Municipio, dove si è tenuto il concerto conclusivo dei 99 Posse e di altri artisti.
Il percorso ha attraversato corso Umberto, passando davanti alla Questura di Napoli, con un cordone di polizia a presidiare la manifestazione. Tra gli striscioni, anche una delegazione di residenti di Bagnoli ha espresso contrarietà ai lavori legati alla America’s Cup, ampliando il significato della giornata alla difesa dei territori oltre che delle libertà civili.
Alla mobilitazione hanno aderito anche l’Unione Sindacale di Base e la CGIL di Napoli e della Campania, che hanno espresso sostegno alla difesa del diritto di manifestare e alla tutela degli spazi sociali come presìdi di partecipazione e mutualismo nei quartieri popolari.
Gli slogan – “Giù le mani dai centri sociali” e “Difendiamo l’antifascismo” – hanno scandito una marcia che gli organizzatori definiscono un presidio democratico contro norme ritenute repressive, come i decreti sicurezza. Secondo i movimenti, l’attuale impianto legislativo alimenterebbe un clima di “emergenza permanente” che finisce per criminalizzare spazi attivi da decenni nei quartieri popolari, dove si svolgono doposcuola, ambulatori solidali, palestre popolari, cineforum, biblioteche e assemblee pubbliche.
In mattinata, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha diffuso una nota in cui si dichiara disponibile al confronto, con l’obiettivo di individuare “soluzioni condivise e percorribili”.
Per i promotori, la giornata rappresenta non solo una risposta agli sgomberi ma anche una rivendicazione più ampia: il diritto a manifestare e dissentire come parte integrante della vita democratica, soprattutto in una città che – sostengono – continua a esprimere energie sociali, culturali e antagoniste radicate nel territorio.
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