Sindacati, attivisti e lavoratori denunciano precarietà, sfruttamento e turistificazione nel cuore della città
Nel cuore del centro antico di Napoli, negli spazi del Civico 7 Liberato sotto i portici della Galleria Principe, si è svolta ieri un’assemblea pubblica dedicata alle trasformazioni del lavoro nell’economia della turistificazione. Un confronto che ha messo al centro le condizioni materiali di chi vive e lavora nel Centro Storico cittadino, oggi attraversato da processi che stanno modificando profondamente il tessuto urbano, sociale e umano della città.
L’iniziativa, promossa in vista della manifestazione operaia nazionale del 23 maggio a Roma, ha riunito sindacalisti, operatori dell’informazione indipendente, realtà sociali, lavoratori migranti e attivisti impegnati nei settori della ristorazione, del turismo, della cultura e dell’assistenza.
Al centro del dibattito, il modello economico che negli ultimi anni ha investito il Centro Storico di Napoli: un sistema capace di produrre profitti e flussi turistici crescenti, ma fondato spesso su occupazioni precarie, sottopagate e prive di tutele. È stato denunciato un quadro fatto di lavoro nero e grigio, contratti part-time fittizi, straordinari non retribuiti, salari insufficienti e condizioni lavorative segnate da forte ricattabilità sociale.

Tra gli interventi più significativi quello di Christian Veneri, che ha illustrato il lavoro portato avanti dalla Federazione del Sociale USB nel Centro Storico napoletano attraverso sportelli sindacali, attività di assistenza e tutela legale per i lavoratori. Veneri ha parlato di “una realtà fatta di salari da fame, precarietà diffusa e sfruttamento sistematico”, sottolineando come la ricchezza prodotta dall’industria turistica non venga redistribuita a chi garantisce quotidianamente servizi e lavoro.
Molto partecipata anche la presenza dei lavoratori migranti, impiegati soprattutto nei comparti della ristorazione, della cura alla persona, del commercio turistico e dei servizi culturali. Una partecipazione che ha dato all’assemblea un carattere concreto e radicato nelle contraddizioni quotidiane della città.
L’incontro è stato introdotto da Gessica Onofrio, mentre Ciro Crescentini, direttore del quotidiano indipendente online “Il Desk”, ha concentrato il proprio intervento sul fenomeno dei contratti pirata e delle false partite IVA. Crescentini ha evidenziato la necessità di costruire nuove forme di organizzazione sindacale e sociale capaci di rappresentare un mondo del lavoro sempre più frammentato: “Occorre promuovere assemblee territoriali tra i lavoratori della ristorazione, della cultura e del turismo, iniziative di lotta, rivendicando controlli reali e salari dignitosi”.
Sul piano internazionale e sociale è intervenuto anche Kumara Tewaratantrege, che ha collegato la precarizzazione del lavoro agli effetti dell’economia di guerra, denunciando le conseguenze che i conflitti e le politiche economiche producono sui diritti sociali e sulle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione.
Durante l’assemblea si è discusso anche della progressiva privatizzazione degli spazi di aggregazione e produzione culturale nel Centro Storico. Una rappresentante della Rete Sottosuono Campania ha denunciato la riduzione degli spazi pubblici accessibili e le forme di pressione e criminalizzazione che colpiscono esperienze culturali indipendenti e autorganizzate.
A chiudere il confronto è stato Michele Franco della Rete dei Comunisti, che ha proposto la costruzione di una piattaforma sociale e rivendicativa capace di unire lavoratori della cultura, dell’arte, del cinema e delle professioni creative oggi esclusi da spazi e strumenti di partecipazione. “Esiste un’intera area di operatori culturali e artistici che non trova più luoghi dove esprimersi e costruire socialità. Servono spazi pubblici, strumenti collettivi e un lavoro di inchiesta sociale capace di organizzare i bisogni reali”, ha affermato.
All’iniziativa hanno preso parte anche i giornalisti Vincenzo Morvillo e Ivan Trocchia, insieme all’attivista e dirigente USB Mariapia Zanni, il rappresentante dell’associazione “Riprendiamoci la Città, Napoli non si vende”, Rosario Marra
L’assemblea del Civico 7 Liberato ha così restituito l’immagine di una città attraversata da profonde trasformazioni economiche e sociali, dove il tema del lavoro torna a essere terreno centrale di conflitto, organizzazione e rivendicazione collettiva.
