Iniziativa di lotta durante la Giornata delle Università per sollevare il velo sulla precarietà e sulle politiche universitarie che danneggiano il futuro del sistema pubblico.
Oggi, un gruppo di studenti e ricercatori precari ha interrotto l’evento ufficiale organizzato per la Giornata Nazionale delle Università presso il Suor Orsola Benincasa, a Napoli. Un gesto improvviso, ma significativo, che ha portato alla luce una realtà nascosta e dolorosa: quella della precarietà che permea l’università pubblica. Mentre il rettore Lucio D’Alessandro stava tenendo il suo discorso, gli studenti hanno alzato la voce per sottolineare le difficoltà quotidiane dei lavoratori precari del mondo accademico, dei ricercatori e degli studenti. In particolare, hanno chiesto che le università interrompano i loro legami con le aziende che, in qualche modo, alimentano i conflitti internazionali in corso, come le guerre.
Il rettore, pur sorpreso dall’interruzione, ha riconosciuto la validità delle preoccupazioni espresse, e ha concesso la parola agli studenti, affinché potessero spiegare le loro ragioni a tutta la platea. Un momento che, purtroppo, ha messo in evidenza l’inevitabile contrasto tra la retorica delle università come “luoghi di democrazia” e la realtà di una gestione sempre più distante dalle necessità degli studenti e dei lavoratori.

Questa protesta non si è limitata al singolo evento, ma rappresenta il culmine di un malessere che da tempo affligge il sistema universitario napoletano. Da tempo, infatti, precari, studenti e docenti si trovano a fare i conti con una università che è sempre più oggetto di politiche di tagli e privatizzazioni. Decine di migliaia di precari sono costretti a portare avanti la didattica, la ricerca e altri compiti fondamentali, senza però vedere alcuna prospettiva di stabilità. Nel frattempo, il governo sembra destinare risorse ad altri settori, come la guerra, riducendo sempre più i fondi per l’istruzione pubblica. Un paradosso che mostra come, mentre l’università pubblica affonda, si finanziano gli interessi di pochi a scapito della qualità dell’istruzione per tutti.

“Oggi, nel svelare questa realtà, abbiamo deciso di fare sentire la nostra voce con forza. La nostra protesta ha preso la forma di un corteo che ha attraversato tutte le sedi universitarie nel centro antico di Napoli, per visibilizzare la condizione di chi vive quotidianamente l’incertezza e la precarietà del mondo accademico. Lezioni aperte sono state organizzate in piazza e dentro le università, un tentativo di rendere il dibattito sull’università più inclusivo e accessibile. Inoltre, con azioni simboliche, abbiamo chiuso alcuni plessi universitari, un gesto che preannuncia il futuro che ci aspetta se non si cambia rotta” – hanno sottolineato gli studenti.

“Nel corso della giornata, abbiamo portato le nostre ragioni all’evento “Università Svelata” a San Marcellino, dove abbiamo chiesto risposte concrete alla governance dell’ateneo, purtroppo assente – hanno aggiunto gli studenti – Nonostante la chiusura da parte delle autorità universitarie, abbiamo ricevuto il sostegno di tante docenti, ricercatrici e studenti, segno che la battaglia per l’università pubblica non è una lotta isolata, ma una causa condivisa da molti. Quella di oggi è solo una tappa di un cammino che ci vedrà ancora protagonisti nelle prossime settimane. Il nostro obiettivo è chiaro: costruire una mobilitazione che, a partire dai dipartimenti, possa culminare in uno sciopero generale dell’università previsto per maggio. Vogliamo un’università che non sia solo un privilegio per pochi, ma un diritto per tutte e tutti, accessibile, inclusiva e libera da logiche di mercato“
L’appuntamento successivo è fissato per mercoledì 26 marzo, alle 17:00, a Largo Banchi Nuovi, dove gli studenti si riuniranno in una grande assemblea precaria. “Da questo incontro ripartiremo con rinnovata determinazione, per continuare a lottare per l’università che ci spetta, per il nostro futuro e per il futuro di tutte le future generazioni” – hanno concluso gli studenti
Ciro Crescentini
