Un fiume di manifestanti contro la violenza e per i diritti umani. Tante le scritte inneggianti alla resistenza ma anche sagome di Carlo Calenda e Elly Schlein con impronte di mani in vernice rossa e la scritta ‘complice del genocidio’.
Milano si è fermata per diverse ore nel pomeriggio di sabato, attraversata da un corteo imponente a sostegno della Palestina e contro l’occupazione israeliana nella Striscia di Gaza. Secondo gli organizzatori, sono state oltre 15mila le persone scese in piazza per chiedere un cessate il fuoco immediato e denunciare quella che molti definiscono “una strage di civili”.
La manifestazione si è snodata dalla Stazione Centrale fino all’Arco della Pace, attraversando alcuni dei quartieri più centrali della città. Centinaia le bandiere palestinesi, accompagnate da striscioni e cori: “Gaza libera, Palestina libera” e “intifada, intifada” tra i più scanditi. Forte l’impatto simbolico di alcuni attivisti che portavano in braccio bambolotti coperti da lenzuola bianche macchiate di vernice rossa, a rappresentare le vittime più giovani del conflitto.
Numerose le realtà associative presenti: dall’Anpi all’Associazione dei Palestinesi in Italia, passando per Adl Cobas, Cub, collettivi studenteschi e sindacati di base. Visibili anche bandiere di forze politiche come l’Alleanza Verdi-Sinistra e il Movimento 5 Stelle. Tra le rivendicazioni, anche quella per la liberazione di Anan Yaeesh, cittadino palestinese detenuto in Italia con l’accusa di aver finanziato un gruppo armato.
Tensioni e danni lungo il percorso
Il corteo non è stato però privo di momenti di tensione e di forme di lotta antagoniste prodotti dalla rabbia per i crimini commessi ai danni del popolo palestinesi. In via Pola, nel quartiere Isola, la vetrina di una filiale di UniCredit è stata infranta e imbrattata con la scritta: “UniCredit complice del genocidio”. Episodi simili hanno riguardato le sedi di Starbucks, Burger King e Carrefour, colpite da vernice o vetri spaccati. Poco più avanti, un altro attacco ha colpito una filiale di Banco Desio: bruciata una telecamera e tracciata la scritta “No riarmo”.Tante le bandiere palestinesi, le scritte inneggianti alla resistenza ma anche sagome di Carlo Calenda e Elly Schlein con impronte di mani in vernice rossa e la scritta ‘complice del genocidio’.
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