Mes, Conte: “L’Italia non ha firmato, Salvini e Meloni mentono facendo del male al Paese”

“Questo governo non lavora nelle tenebre guarda in faccia agli italiani e parla con chiarezza”

Il governo non ha firmato il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) durante notte, nessuno lavoro all’oscuro. Toni duri quelli che ha usato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte contro i fascio leghisti Giorgia Meloni e Matteo Salvini durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”. Con le menzogne “rischiamo di compromettere la nostra forza negoziale”, con le menzogne “non si indebolisce il presidente del Consiglio Conte ma l’Italia”. “l’Italia non ha firmata alcuna attivazione del Mes, perché non ne ha bisogno e lo ritiene uno strumento non adeguato per questa emergenza – ha sottolineato Conte – Ma alcuni Stati che stanno facendo con noi la battaglia sugli Eurobond, vogliono che venga predisposta una linea del fondo salva-Stati da attivare senza condizioni”. “Come loro ci stanno aiutando sugli Eurobond, noi combatteremo con loro – ha aggiunto ancora il premier – per avere un ventaglio ampio di risposte per contrastare gli effetti economici della diffusione del virus”. Conte ha spezzato una lancia in favore del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che “ha fatto un gran lavoro”, in una maratona negoziale che è “solo un primo passo fatto dall’Unione europea, ma che l’Italia giudica ancora insufficiente”. Citando nuovamente il target di almeno 1.500 miliardi, il premier ha elencato le dotazioni finanziarie degli strumenti messi in campo dall’Eurogruppo come “i 100 miliardi del fondo anti-disoccupazione Sure, i 200 miliardi di prestiti della Bei, il Mes” e lo “strumento principe del Recovery Fe, un fondo che deve essere finanziato con gli Eurobond, con le risorse proporzionate per un’economia in tempo di guerra”. 

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