Quarta giornata di mobilitazione nazionale, centinaia di migliaia manifestanti in piazza. Il ministro dell’Istruzione annuncia un piano d’emergenza, ma gli studenti chiedono 10 miliardi per la scuola e promettono di continuare la protesta
La mobilitazione studentesca in Francia non si arresta e costringe il governo a intervenire sul fronte della scuola. Nella quarta giornata di proteste nazionali, migliaia di giovani sono tornati nelle strade delle principali città francesi per chiedere risposte concrete alla carenza di insegnanti e maggiori investimenti nell’istruzione. Secondo i dati diffusi, i manifestanti sono stati 71.500 in tutto il Paese, di cui 24.500 a Parigi.
Da Marsiglia a Lione, passando per Nantes e Lille, la protesta ha coinvolto numerosi centri urbani. Nella capitale, però, la giornata è stata segnata anche da momenti di tensione. In Place de la Bastille, dove gli studenti si erano radunati nel pomeriggio, le forze dell’ordine hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla gestione delle manifestazioni e sulla protezione dei partecipanti più giovani.
A intervenire è stata anche l’Unicef Francia, che ha chiesto alle autorità di ridurre le tensioni e garantire la tutela dei minori. L’organizzazione ha ricordato la necessità di distinguere chi compie atti violenti da chi esercita pacificamente il diritto di manifestare, tenendo conto dell’età dei ragazzi coinvolti.
Sul piano politico, il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato l’arrivo di 3mila docenti supplenti negli istituti maggiormente in difficoltà. Attraverso un software, il ministero ha individuato 114 licei in una situazione particolarmente critica e altri 400 classificati in una fascia di rischio intermedia. L’obiettivo è intervenire rapidamente per garantire la continuità delle lezioni.
Le misure annunciate, tuttavia, non sembrano sufficienti a placare la protesta. Gli studenti chiedono risorse molto più consistenti e promettono di proseguire la mobilitazione, anche insieme ai sindacati. «Finché non verranno messi 10 miliardi di euro sul tavolo non smetteremo di scendere in piazza», ha dichiarato Sabrine Kharbach, portavoce dell’Union Etudiante.
Intanto, il ministero ha promesso un miliardo di euro nella prossima finanziaria. Resta però aperta la distanza tra gli impegni del governo e le richieste delle piazze. Anche le 18 indagini interne avviate dalla polizia per presunti abusi nei confronti degli studenti alimentano l’attenzione sulla gestione dell’ordine pubblico.
La partita, dunque, non riguarda soltanto le supplenze: al centro c’è la fiducia dei giovani nelle istituzioni e la capacità dello Stato di garantire una scuola funzionante.
