La crisi in Medio Oriente e la fine dei carburanti russi a basso costo riportano i prezzi ai massimi degli ultimi mesi
Il costo dei carburanti torna a correre e per molti automobilisti italiani il pieno si avvicina di nuovo alla soglia psicologica dei due euro al litro. Il gasolio, in particolare, ha raggiunto i livelli più alti dall’ottobre 2023, mentre anche la benzina registra nuovi massimi degli ultimi mesi.
Alla base della nuova impennata ci sono soprattutto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Le quotazioni del petrolio hanno ripreso a salire con decisione dopo l’escalation militare che vede Stati Uniti e Israele impegnati contro l’Iran, uno dei principali attori energetici della regione. Il Brent ha superato quota 85 dollari al barile e il rialzo si è immediatamente trasferito sui mercati dei carburanti raffinati.
Secondo i dati segnalati da Staffetta Quotidiana, il prezzo internazionale del gasolio è tornato sopra i mille dollari a tonnellata, il livello più alto dal 14 settembre 2023. Anche la benzina registra valori elevati, ai massimi dal 15 gennaio 2025. Quando queste quotazioni salgono, il riflesso sui prezzi alla pompa è quasi automatico e immediato.
Il risultato è che i listini nei distributori stanno già aumentando. Il gasolio self service si avvicina rapidamente a 1,9 euro al litro, mentre nella modalità servita la media nazionale sfiora ormai i due euro. Anche la benzina segue lo stesso trend.
Le compagnie petrolifere hanno già ritoccato i prezzi consigliati: Eni ha aumentato la benzina di due centesimi al litro e il diesel di cinque, mentre IP ha applicato un rincaro di sei centesimi su entrambi i carburanti.
In questo contesto pesano però diversi fattori strutturali. Da un lato l’instabilità internazionale e il conflitto che coinvolge l’Iran stanno spingendo verso l’alto le quotazioni del greggio. Dall’altro lato, come spesso accade nelle fasi di tensione sui mercati energetici, non mancano dinamiche speculative lungo la filiera – dalle grandi compagnie fino alla rete di distribuzione – che tendono ad amplificare rapidamente gli aumenti quando il petrolio sale.
A incidere sul quadro europeo c’è anche la rottura dei rapporti energetici con la Russia, che in passato rappresentava per molti Paesi del continente una fonte di approvvigionamento a prezzi relativamente competitivi. La fine di quel canale ha reso il mercato più esposto alle oscillazioni internazionali e alle crisi geopolitiche.
Il risultato è che ogni nuova tensione globale si traduce sempre più rapidamente in aumenti alla pompa, con effetti immediati sui bilanci delle famiglie e sui costi di trasporto per imprese e consumatori. Se le quotazioni del petrolio dovessero continuare a salire nei prossimi giorni, il rischio è che il pieno da due euro al litro torni presto a essere la normalità
Alma

