Il Pd vuole dividere il M5s in “buoni” e “cattivi”

Anche Vendola si schiera per il governo giallo-rosa

Gli esponenti piddini, il loro segretario Nicola Zingaretti e Matteo Renzi  puntano a destabilizzare il Movimento 5 Stelle e provocare una vera e propria  implosione. Prima hanno posto veti sulle candidature di Giuseppe Conte e di Luigi di Maio poi hanno fatto circolare la disponibilità a sostenere il nome di Roberto Fico, attuale presidente della Camera premier di un governo giallo-rosa.  In poche parole i piddini voglio dividere i pentastellati in “buoni” e “cattivi”, “tirando la volata” ai potenziali “alleati occasionali” che potrebbero riuscire utili alla propria causa. “Se il M5s facesse il nome di Roberto Fico sarebbe un ottimo punto di partenza”. Così  fonti del Nazareno hanno commentato nelle ultime ore la candidatura di Fico. L’idea è apprezzata soprattutto da Renzi. Fonti di apparato del Pd, interpellate sulla posizione del segretario Zingaretti, affermano: “l’ipotesi di Fico   emerge da ambienti M5S, se poi si concretizzasse sarebbe un ottimo punto di partenza”. “Conte e Fico non sono nomi che uniscono, Fico si”. In favore dell’accordo anche Nichi Vendola: ”A un Conte Bis preferisco la discontinuità con il recente passato. La discontinuità deve comunque soprattutto riguardare il programma”. La strategia, il linguaggio dei piddini e dei cespugli delle sedicenti sinistre sono mirati: divisione del Movimento, fino a provocare una scissione e arruolare  i parlamentari pentastellati “buoni”, soprattutto “filo-Pd” per costruire un gruppo autonomo parlamento e  lista civetta per elezioni future.  Intanto, non è tramontata l’ipotesi di ricostruire un esecutivo giallo verde.  “Non ho la sfera di cristallo, ma se dovessi azzardare un’ipotesi, direi che la crisi finirà con un nuovo accordo tra Lega e 5 Stelle” – ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, Paolo Becchi, ideologo del M5s ai tempi di Gianroberto Casaleggio, poi passato a sostenere la linea sovranista, al punto da salire sul palco con Matteo Salvini. Becchi è convinto che si tornerà all’esecutivo gialloverde. “Semplicemente perché un’alleanza tra Pd e M5s è innaturale. Il M5s è post-ideologico, non si può schierare con una forza di sinistra: verrebbe meno il suo ruolo – spiega – Nascerebbe un nuovo partito di sinistra, tipo Podemos, ma non sarebbe più il M5s. Anche Gianroberto Casaleggio sosteneva che piuttosto che fare un governo con il Pd sarebbe uscito dai 5 Stelle”. Come potrebbe avvenire una riconciliazione? Per Becchi “Matteo Salvini dovrebbe dire durante le consultazioni e pubblicamente che è pronto a sostenere un governo guidato da Luigi Di Maio. Il capo dello Stato, sentito il leader M5s, non potrebbe non tenere conto dell’esistenza di una maggioranza solida”.

 

 

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