Fase 2: centri commerciali aperti. I tribunali e processo del lavoro in quarantena

Gravissima situazione al Palazzo di Giustizia di Napoli. Lo smart working non è operativo considerato che i cancellieri non possono collegarsi all’intranet della giustizia.

Palazzi di giustizia svuotati. Processi penali e del lavoro rinviati. Come i 14 mila di Roma, i 10 mila di Napoli, i quasi 5 mila di Torino, i 3.500 di Bologna. Udienze che slittano di un anno. Dunque,  la fase 2 non è iniziata per la giustizia. Riaprono bar e ristoranti, parrucchieri ed estetiste, tatuatori e orafi, stabilimenti balneari e alberghi, centri commerciali ma le aule di giustizia continuano a rimanere deserte.

Gravissima la situazione alla sezione lavoro del Tribunale di Napoli – Il processo del lavoro, i diritti sono stati messi in quarantena. Cause di lavoro bloccate, rinviate, spostate anche di un anno. Effetti dirompenti e devastanti per migliaia di lavoratori e di lavoratrici. Addirittura, le udienze relative ai ricorsi di urgenza vengono fissate dopo due mesi. Ricorsi che andrebbero esaminati rapidamente che riguardano trasferimenti, atti vessatori, rimozioni e licenziamenti immotivati. In corso rinvii sistematici delle controversie di lavoro.

Il protocollo dei processi civili utilizzato per le cause di lavoro – Fino ad oggi non risulta ancora sottoscritto un protocollo d’intesa per regolare lo svolgimento delle cause di lavoro. Infatti, il protocollo della sottosezione lavoro e previdenza non è stato firmato nè dal consiglio dell’ordine avvocati, nè delle associazioni referenti, in quanto non condiviso. Attualmente, i magistrati del lavoro fanno riferimento alle linee guida dettate dal presidente del Tribunale di Napoli d’intesa con il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati che si riferiscono alle sole udienze civili e non a quelle di lavoro. Udienze di lavoro che devono avere una trattazione diversa dal processo civile che già si svolge con trattazione scritta. Cause di separazione o di sfratto possono svolgersi con trattazione scritta, una causa di licenziamento, invece, necessita di una trattazione orale, la presenze delle parti.

Le cancellerie non rispondono – Singolare lo smart working, il lavoro da casa attualmente svolto dal personale di cancelleria. Uno smart working non operativo, considerato che i cancellieri non possono collegarsi all’intranet della giustizia. Una situazione che di fatto paralizza l’amministrazione della giustizia. Riscontrati forti ritardi, che possono superare anche le due settimane, nella ricezione delle mail di conferma delle PEC che indicano se l’accettazione degli atti depositati per via telematica è avvenuta con successo a seguito dei controlli manuali. Il paradosso è che, talvolta, la conferma che l’atto è stato correttamente depositato arriva dopo la scadenza dei termini. E non solo. Le cancellerie non rispondono al telefono e alle mail.  

Coinvolgere tutti i soggetti istituzionali – Eppure, basterebbe applicare le normative vigenti, i decreti emanati dal governo Conte nell’ambito dell’emergenza Coronavirus attivando un piano di prevenzione e di sorveglianza sanitaria per la tutela della salute di tutti. Necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali, il vertice del Tribunale di Napoli, l’associazione degli avvocati per l’istituzione di un sistema di regole, la riorganizzazione degli uffici giudiziari, la dotazione dei dispositivi di protezione individuale e provvedere a fissare almeno 4 udienze al giorno, articolate il lunedì, mercoledì e Venerdì. Udienze che si possono svolgere regolarmente rispettando il cosiddetto distanziamento sociale, considerato che dal settimo all’undicesimo piano della Torre A del Palazzo di Giustizia è possibile usufruire di stanze e corridoi molto ampi. A  Napoli, come in altri distretti, ci sono tutte le condizioni per  tornare a celebrare processi  alla sezione lavoro. Una cosa ci ha fatto capire la pandemia. In Italia, da Aosta a Palermo, l’esercizio della Giustizia viene dopo i parrucchieri, le estetiste, i tatuatori e gli stabilimenti balneari. I magistrati rischiano di andare in vacanza anticipatamente e un numero consistente di cause potrebbero essere rinviate addirittura nel 2021 arrecando un grave pregiudizio ai lavoratori licenziati e trasferiti, o titolari di altri diritti fondamentali.

Ciro Crescentini

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