La sezione “Aurelio Ferrara” contesta la decisione nazionale: niente sospensione immediata, confronto fissato per il 21 aprile
Si apre un nuovo fronte giudiziario interno all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI). La vicenda riguarda il commissariamento della sezione ANPI Napoli Zona Orientale “Aurelio Ferrara”, ora al centro di un ricorso d’urgenza presentato al Tribunale di Roma.
Con decreto dell’8 aprile 2026, il giudice della XVI Sezione civile, Maurizio Manzi, ha fissato l’udienza per il prossimo 21 aprile, respingendo però la richiesta di un provvedimento immediato “inaudita altera parte”, cioè senza contraddittorio tra le parti. Il giudice ha ritenuto necessario ascoltare entrambe le posizioni prima di decidere sulla sospensione del commissariamento.
Il ricorso, presentato dagli avvocati Federico Maggio e Maria Santarsenio, chiede la sospensione urgente del provvedimento con cui, il 2 gennaio 2026, la Segreteria nazionale ANPI ha commissariato la sezione napoletana, nominandone un commissario e sottraendo di fatto poteri agli organi eletti.
La misura è stata successivamente ratificata dal Comitato nazionale il 9 gennaio. Secondo la tesi dei ricorrenti, il commissariamento sarebbe illegittimo sotto diversi profili: assenza di base statutaria, poiché lo Statuto ANPI non prevederebbe espressamente questo tipo di intervento; violazione del contraddittorio, essendo stato adottato senza previa contestazione o possibilità di difesa; difetto di motivazione, basato su contestazioni generiche relative a contenuti pubblicati sui social; sproporzione della misura, ritenuta eccessiva rispetto ai fatti contestati.
Alla base del provvedimento, secondo quanto emerge dagli atti, vi sarebbero presunte violazioni dello Statuto legate alla diffusione, tramite la pagina Facebook della sezione, di contenuti ritenuti in contrasto con la linea e l’immagine dell’ANPI.
Da qui la decisione degli organi nazionali di intervenire con una misura drastica, accompagnata da diffide formali che intimavano la cessazione di ogni attività in nome dell’associazione e la consegna di beni e documenti al commissario.
Il caso non è solo giuridico, ma anche politico e associativo. Nel ricorso si sostiene che il commissariamento abbia di fatto paralizzato la vita della sezione, impedendo ai soci di partecipare alle attività e di esercitare i propri diritti democratici. Particolarmente rilevante è la questione del congresso provinciale straordinario imminente, dal quale la sezione commissariata rischia di essere esclusa. Una circostanza che, secondo i ricorrenti, produrrebbe un danno grave e irreparabile, incidendo sulla rappresentanza e sulla formazione della volontà associativa.
Tra gli effetti concreti segnalati nel ricorso vi è anche il blocco di iniziative sociali e culturali avviate dalla sezione nella periferia orientale di Napoli, tra cui progetti di integrazione sociale e attività legate alla memoria storica.
Secondo la ricostruzione difensiva, il commissariamento avrebbe interrotto queste attività, con ricadute non solo interne all’associazione ma anche sulla comunità locale.
Il Tribunale ha ora disposto che il ricorso e il decreto siano notificati alla controparte entro il 14 aprile. L’udienza del 21 aprile rappresenterà il primo momento di confronto diretto tra le parti. In quella sede il giudice potrà decidere se confermare, modificare o revocare il provvedimento richiesto, valutando la sussistenza dei due presupposti fondamentali per le misure d’urgenza: il fumus boni iuris (la plausibilità del diritto) e il periculum in mora (il rischio di un danno imminente e irreparabile).
La vicenda si inserisce in un contesto delicato per l’ANPI, dove il tema dell’equilibrio tra autonomia delle sezioni territoriali e poteri degli organi nazionali torna al centro del dibattito.
Ciro Crescentini

