Il giovane operaio era impegnato nel nuovo impianto di illuminazione. La Procura indaga per omicidio colposo, sospesi i lavori
Aveva 22 anni Andrea Moretti, l’operaio di Tottea, frazione di Crognaleto, nel Teramano, morto dopo essere precipitato da circa dieci metri mentre era impegnato al Colosseo. Il giovane stava lavorando, insieme ad altri colleghi, alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio.
Specializzato nei lavori in quota, Moretti operava con tecniche di edilizia su fune. Proprio sulle modalità utilizzate per garantire la sicurezza degli addetti si concentrano ora le verifiche. Dai primi accertamenti è emerso che la fune di sicurezza non si sarebbe spezzata. Il ragazzo è stato trovato a terra con l’imbracatura, ma senza la corda collegata. Saranno rilievi, testimonianze e documentazione tecnica a chiarire le ragioni di quella condizione.
La Procura di Roma indaga per omicidio colposo. I carabinieri stanno esaminando il contratto d’appalto, le procedure seguite dall’impresa e la formazione professionale ricevuta dal lavoratore. Dovranno essere verificati anche gli adempimenti previsti per un’attività caratterizzata da un elevato rischio. Nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia.
Intanto la vicenda ha aperto un confronto anche sulle modalità con cui il sito è stato gestito nelle ore successive. Inizialmente era stata interdetta soltanto l’area del secondo ordine interessata dai lavori. La decisione ha provocato la protesta della Cgil di Roma e Lazio. «Il Colosseo non si ferma neanche davanti alla morte. Una vergogna», aveva scritto il segretario generale Natale Di Cola, sollecitando un intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli: «L’umanità viene prima dei turisti».
La dichiarazione era precedente alla decisione del ministro, che dopo aver raggiunto il monumento nella notte è tornato sul posto per un nuovo sopralluogo. Giuli ha quindi disposto la sospensione dei lavori e la chiusura dell’intero Parco archeologico del Colosseo.
A Crognaleto il dolore ha intanto coinvolto un’intera comunità. Il sindaco Orlando Persia ha ricordato Andrea come un ragazzo «solare, gentile ed educato». Lo aveva incontrato l’8 settembre durante la festa del paese, quando il giovane gli aveva raccontato con orgoglio della sua esperienza professionale nella Capitale.
Andrea amava l’equitazione e il tiro con l’arco. La sua famiglia aveva già conosciuto le conseguenze drammatiche di un infortunio sul lavoro: il padre Fabrizio, operaio, circa trent’anni fa aveva perso una gamba dopo un grave incidente.
Il Comune proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali. A Roma, invece, proseguono gli accertamenti per ricostruire ogni passaggio della vicenda e stabilire eventuali responsabilità.
Soliti rituali. Andrea è morto a 22 anni. E dietro quell’impalcatura c’era il solito sistema di andar di fretta perché il padrone lo esige, perché il padrone calcola le frazioni di tempo a denaro. C’era il solito sistema di risparmiare sulle manutenzioni agli impianti e sui dispositivi di sicurezza perché è il modo per far più soldi. Se poi questo fa morire gli operai, che importa? Avete mai visto un padrone finire in galera per gli operai morti ammazzati sui luoghi di lavoro? Hanno fatto stragi e nessuno ha pagato.
Si parla di Andrea perchè è morto nel Colosseo a poche centinaia di metri dai palazzi del potere, tra le strade animate della movida serale, ma di operai ne muoiono ogni giorno, dalle campagne ai cantieri, alle fabbriche. Anche quest’anno tre operai in media ogni giorno ci lasciano la vita per dover lavorare a salario, per conto di un padrone.
Bisogna attivarsi e trovare le forze per ribellarsi, per organizzarsi, per rialzare la testa e combattere questo sistema di potere e di produzione, questo modello economico e di società che provoca questi omicidi.
Ciro Crescentini
