Perquisizioni di massa e fiammata autoritaria da Nord a Sud. La grande distrazione di massa di fronte a un Paese che non riesce più ad arrivare a fine mese
Mentre la benzina sfiora la soglia psicologica dei 3 euro al litro, la spesa alimentare diventa un lusso, le bollette continuano la loro folle corsa e le guerre insanguinano il pianeta, in Italia e nel mondo intero si sta consumando una vertiginosa escalation autoritaria. Di fronte alle mobilitazioni di massa che tornano a riempire le piazze contro il carovita, il massacro dello Stato sociale, la distruzione della sanità pubblica, l’assenza di diritto allo studio e un caro affitti insostenibile, la risposta dei governi non è l’ascolto. È la criminalizzazione sistematica delle lotte, attuata attraverso una vera e propria caccia alle streghe.
Un’imponente operazione ideologica e repressiva punta a trasformare la rabbia sociale in un problema di sicurezza nazionale o, peggio, in terrorismo. Chi scende in strada, chi organizza, chi contesta le disuguaglianze o esprime solidarietà alle cause internazionali viene inserito di default nel mirino di un apparato securitario ipertrofico, ideato con un obiettivo preciso: instillare la paura, intimidire e dissuadere la popolazione dal manifestare.
La cronaca delle ultime ore offre una fotografia nitida di questa stretta soffocante. A Milano, l’attenzione giudiziaria e mediatica si è concentrata su Youssef Siher, 30 anni, ricercatore e giornalista freelance perquisito e condotto in questura con l’accusa di essere l’ideatore della pagina social “Movimento 17 ottobre”. Un’indagine per istigazione a delinquere e violenza organizzata — reato di nuova introduzione — che punta a colpire il coordinamento digitale delle proteste. Nella stessa città, in corso Buenos Aires, le forze dell’ordine sono intervenute con fermi e controlli a strascico verso decine di giovani.

La morsa del controllo preventivo si applica capillarmente lungo tutta la penisola. A Roma si contano oltre cento identificazioni e decine di giovani condotti negli uffici di polizia per valutare il fermo preventivo al solo possesso di scaldacollo o bombolette spray intercettati nei pressi di stazioni e piazze. Tra Bari e Padova, blitz e perquisizioni a tappeto hanno bloccato gruppi di minorenni diretti verso le manifestazioni, attivando immediatamente le procedure per Daspo e Dacur.
Agitare il fantasma del “nemico interno ed esterno” serve a deviare la vista dalle macerie sociali e a congelare il diritto al dissenso. Dalla repressione delle proteste giovanili alle norme contro le occupazioni e i cortei, la tendenza è chiara: quando il potere non sa rispondere all’impoverimento della società, preferisce bollare le lotte popolari come minacce sovversive, sostituendo il confronto democratico con la cultura del sospetto e della paura.
Ciro Crescentini
