Commozione e applausi ai funerali del lavoratore edile precipitato da un capannone. Sotto la lente degli inquirenti la sicurezza sul lavoro e l’assunzione registrata dopo l’incidente.
Il rumore delle campane si mescola al pianto disperato di Giusy e Valeria, le figlie di Salvatore Calignano. Sono strette alla madre Carmela, in un abbraccio che racconta tutta la devastazione di una famiglia spezzata. Salvatore non c’è più. La sua morte, avvenuta dopo una caduta dal tetto di un capannone a Caivano, lascia dietro di sé dolore, domande e una richiesta di giustizia che nessuna sentenza potrà trasformare in un ritorno alla vita.
A celebrare il funerale è don Paolo Gaudino, parroco della chiesa di San Massimo, che ricorda l’uomo come un lavoratore generoso, sempre pronto a fare la propria parte. «Siamo una terra magnifica e anche disgraziata», osserva il sacerdote, richiamando l’attenzione sulle condizioni spesso precarie in cui tante persone sono costrette a lavorare.
Durante l’omelia, monsignor Angelo Spinillo invita a riscoprire il valore della solidarietà e della fraternità, troppo spesso sacrificate sull’altare degli interessi personali e del profitto. Parole che risuonano con forza davanti alla bara di un uomo morto mentre lavorava. All’uscita dalla chiesa, un lungo applauso accompagna Salvatore per l’ultima volta. Sul volto della moglie resta il dolore di chi ha perso il compagno di una vita. E insieme al dolore, la richiesta di verità.
Intanto, sul fronte giudiziario, arriva un primo provvedimento. Michele De Rosa, titolare della MPR Costruzioni e datore di lavoro della vittima, è stato arrestato e posto ai domiciliari con braccialetto elettronico, su disposizione del gip, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, guidata da Domenico Airoma.
Le accuse contestate sono omissione dolosa delle cautele e dei dispositivi destinati a prevenire gli infortuni e omicidio colposo in cooperazione, aggravato dalla presunta violazione delle norme antinfortunistiche. Per la stessa ipotesi di omicidio colposo risultano indagati anche Antonio e Nicola Frezza, committenti dei lavori. Il legale di De Rosa, Ferdinando Letizia, ha annunciato ricorso al tribunale del Riesame contro l’arresto.
La ricostruzione dell’incidente non è stata semplice. Secondo gli investigatori, Calignano stava lavorando sul tetto insieme ad altri due operai irregolari quando è precipitato. Le immagini delle telecamere mostrerebbero i lavoratori senza dispositivi di protezione. Filmati, chiamate al 118 e dati GPS dell’ambulanza hanno consentito agli inquirenti di ricostruire il luogo della caduta e quello dei soccorsi. Al momento, precisa la Procura, non sono emersi elementi per sostenere che il corpo sia stato spostato. A prestare aiuto all’operaio, gravemente ferito, fu anche un meccanico, che chiamò i soccorsi e attese l’arrivo dell’ambulanza. Per ora non viene contestata alcuna omissione di soccorso.
C’è poi un dettaglio che pesa sull’inchiesta: quando precipitò, Salvatore non risultava ancora regolarmente assunto. La registrazione sarebbe stata effettuata nelle ore successive, con decorrenza dal giorno precedente. Gli investigatori ritengono che il rapporto di lavoro sia stato regolarizzato dopo l’incidente.
Le indagini proseguono per chiarire responsabilità e circostanze della tragedia. Ma mentre la giustizia cerca risposte, a casa Calignano resta un vuoto impossibile da colmare. Perché dietro le statistiche sugli incidenti sul lavoro ci sono persone, famiglie e figli che aspettano invano il ritorno di un padre. E nessun lavoratore dovrebbe pagare con la vita il prezzo della mancanza di sicurezza.
Ciro Crescentini

