Nel mirino degli inquirenti appalti, rifiuti e concorsi truccati. Monitorate 25 inchieste in regione negli ultimi diciotto mesi
Una rete di tangenti e favori continua a soffocare lo sviluppo del Paese, trasformando le grandi opere e i servizi pubblici in terreni di conquista per affari illeciti. L’ultima conferma arriva da Napoli, dove la Guardia di Finanza ha notificato venti misure cautelari tra imprenditori e pubblici ufficiali nell’ambito dell’inchiesta sui cantieri della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari. Un’indagine pesante che ipotizza reati come la corruzione, il caporalato e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
A denunciare la gravità del quadro è Libera Campania, che commenta senza sconti: «Un Paese sotto mazzetta dai costi enormi per i cittadini». L’associazione sottolinea come la corruzione sia ormai «sempre più dilagante, silenziosa e invisibile», capace di spaziare dalle false residenze per la cittadinanza fino alle tangenti nella sanità, nei rifiuti e nei concorsi universitari truccati, senza dimenticare le infiltrazioni dei clan mafiosi nelle grandi opere.
L’allarme trova riscontro nei dati del monitoraggio condotto dall’associazione nell’ambito della campagna nazionale «Fame di verità e giustizia». Tra il 1° gennaio e il 1° giugno 2026, la mappatura nazionale ha registrato trentotto inchieste su corruzione e concussione in dieci regioni, coinvolgenti ventitré procure e trecentottantasei indagati. La Sicilia guida questa triste classifica con centosette persone coinvolte, seguita dal Lazio con ottantacinque e dalla Campania, che nei primi sei mesi dell’anno registra sei inchieste e sessantacinque indagati. Allargando lo sguardo a un arco temporale più ampio — dal 1° gennaio 2025 al 1° giugno 2026 — i dati campani salgono a venticinque inchieste e duecentottantacinque indagati, inclusi diciotto esponenti politici tra sindaci, assessori e consiglieri. Numeri che, ricorda l’associazione, vanno letti nel rispetto della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
Per invertire la rotta, secondo Libera, non basta invocare pene più severe o attendere l’ennesima inchiesta giudiziaria. È indispensabile un cambio di passo radicale basato su due direttrici: da un lato, le istituzioni devono consolidare i presidi di prevenzione e rafforzare gli strumenti di contrasto; dall’altro, i cittadini devono promuovere una forte cittadinanza attiva, puntando sul monitoraggio civico e sulla cultura della trasparenza. «È necessario approvare un quadro normativo organico e stringente», conclude l’associazione, che regoli la gestione dei conflitti d’interesse, l’attività delle lobby e la tracciabilità delle imprese, per difendere davvero il bene comune e l’interesse pubblico.
Alessandro Manna
