I ritardi infrastrutturali che frenano il territorio in un turismo globale sempre più competitivo
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’avv. Alfonso Mignone.
Salerno e la provincia dispongono di un patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico di straordinario valore. Costiera Amalfitana, Cilento, siti Unesco, borghi e centri storici, produzioni tipiche e un’offerta turistica potenzialmente di altissima qualità sono asset che, in un mercato globale interconnesso e aggressivo, dovrebbero generare flussi consistenti e valore aggiunto.
Eppure la distanza tra quanto programmato e quanto realmente si percepisce sul territorio è ormai evidente e preoccupante. I ritardi nella messa a regime di un network tra gli hub di accesso al territorio (porto commerciale e aeroporto) e gli spokes (porti minori, viabilità stradale e ferroviaria) ostacolano concretamente il processo di internazionalizzazione. E rischiano di lasciare la provincia indietro rispetto a destinazioni concorrenti che, altrove in Italia e nel Mediterraneo, accelerano senza indugi, forti di una vision a lungo termine e di politiche propulsive in tal senso.
Il porto: cresce più in fretta dei suoi spazi
Il porto di Salerno registra incrementi di movimentazione di merci e passeggeri, soprattutto crocieristi, e beneficia di interventi su moli e banchine. Tuttavia la percezione quotidiana è quella di uno scalo che cresce più in fretta degli spazi e delle connessioni a disposizione, e che non ha ancora completato la transizione ecologica per la quale sono stati messi a disposizione i fondi PNRR.
L’assenza di un vero retroporto, i limiti di area e i tempi lunghi di completamento delle opere strategiche generano congestione e inefficienze. I lavori di Porta Ovest, annunciati da anni come soluzione al traffico pesante cittadino, avanzano a intermittenza e non sono ancora pienamente operativi. Il risultato è un porto che fatica a esprimere tutto il proprio potenziale logistico e a integrarsi efficacemente con i flussi turistici e commerciali.
Le istituzioni competenti – Autorità di Sistema Portuale, Regione, Comune e Governo – devono accelerare in modo decisivo: ogni mese di ritardo si traduce in opportunità perse per le imprese e in minori capacità di attrarre investimenti.
L’aeroporto: un avvio che non finisce mai
L’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento rappresenta una delle scommesse più importanti degli ultimi anni. Eppure, a distanza di tempo dall’apertura ai voli di linea, la sensazione dominante è quella di un’infrastruttura ancora in fase di avvio prolungato. Terminal temporanei, operatività non ancora a regime, collegamenti terrestri incompleti e un orizzonte di piena funzionalità ancora lontano pesano sulla credibilità dello scalo.
In un mercato turistico in cui i viaggiatori scelgono le destinazioni sulla base della facilità di accesso, della frequenza dei voli e della qualità dell’esperienza di arrivo, i ritardi si traducono in svantaggio competitivo diretto. Mentre altre realtà mediterranee rafforzano rapidamente la propria connettività aerea, Salerno rischia di restare percepita come destinazione “comoda solo in parte”.
Serve una cabina di regia istituzionale che imponga scadenze vincolanti, monitori i cantieri e assicuri che gli investimenti già stanziati producano risultati visibili e misurabili in tempi certi.
Manca un sistema: strada, ferro, mare e aria non dialogano
La vera debolezza sistemica sta nell’assenza di un network integrato. Porto e aeroporto non dialogano ancora in modo efficiente con la rete stradale, ferroviaria e con gli altri approdi della provincia. I collegamenti ferroviari e di trasporto pubblico verso l’aeroporto restano parziali o addirittura nulli.
La rete dei porti turistici e diportistici della Costiera e del Cilento non solo ha bisogno di urgenti interventi di manutenzione ed efficientamento, ma non è inserita in un’offerta coordinata capace di distribuire i flussi e di proporre itinerari integrati.
In un turismo globale sempre più interconnesso, chi non offre transfer fluidi, soluzioni intermodali ed esperienze “porta a porta” perde quote di mercato. Le istituzioni devono smettere di ragionare in maniera compartimentata e costruire finalmente un sistema unico: strada, ferro, mare e aria devono funzionare come un’unica infrastruttura al servizio del territorio.
Il costo dell’inerzia sulla promozione delle eccellenze
Ogni ritardo infrastrutturale si traduce in minore capacità di promuovere e vendere le eccellenze culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche. Mentre il mercato internazionale premia destinazioni accessibili, organizzate e ben collegate, la provincia salernitana rischia di restare schiacciata tra potenzialità riconosciute e realtà operativa insufficiente.
Non basta comunicare il brand: occorre rendere concreto e competitivo l’accesso a quel brand. In caso contrario, i flussi si dirigeranno altrove e le imprese locali, dal turismo all’agroalimentare, continueranno a operare in condizioni di svantaggio.
Un appello chiaro alle istituzioni
È tempo che tutte le istituzioni coinvolte assumano la piena responsabilità dei ritardi accumulati, anche a causa di divergenze di mero colore politico. Non servono nuovi annunci, ma azioni immediate: accelerazione dei cantieri, scadenze pubbliche e verificabili, coordinamento reale tra i soggetti coinvolti e priorità assoluta al completamento delle opere di connessione.
Il mercato del turismo globale non aspetta. Ogni anno perso allarga il divario con i concorrenti e riduce le chance di far pesare davvero le eccellenze di questo territorio sulla scena internazionale.
Salerno e la sua provincia non possono più permettersi di vivere di programmi e di promesse. Devono passare, senza ulteriori indugi, dalla progettazione all’operatività piena. Solo così l’internazionalizzazione diventerà un fatto concreto e non un’occasione continuamente rinviata.
Avv. Alfonso Mignone

