Il figlio rompe il silenzio in TV mio padre Hussam Abu Safiya sta morendo in un bunker sotterraneo senza nessuna accusa formale
La parabola del dottor Hussam Abu Safiya non è soltanto la storia di un uomo privato della libertà è l emblema di un attacco sistematico al diritto alla cura Da oltre 563 giorni l ex direttore dell ospedale Kamal Adwan l ultimo baluardo sanitario rimasto parzialmente operativo nel nord di Gaza prima del suo arresto è inghiottito in un limbo giuridico che la difesa e le organizzazioni internazionali non esitano a definire disumano
A rompere il silenzio è la voce del figlio Elyas Abu Safiya intervenuto In Onda su La7 per descrivere il decadimento fisico e psicologico di un medico la cui unica colpa secondo i familiari è stata quella di non abbandonare i pazienti più vulnerabili i neonati e i bambini mutilati dai bombardamenti
La contabilità del dolore i punti chiave della denuncia
Il vuoto giuridico della detenzione 563 giorni senza un accusa formale senza un processo senza la possibilità di visionare le prove dello Stato La detenzione amministrativa nelle mani delle autorità israeliane si trasforma da misura emergenziale a strumento di punizione a tempo indeterminato
Il corpo come bersaglio Le testimonianze legali descrivono un uomo ridotto a metà del suo peso corporeo originario incapace di reggersi in piedi e costantemente esposto al rischio di sincope
La geografia della reclusione Un trasferimento continuo attraverso i centri di massima sicurezza da Ofer a Ketziot fino al carcere sotterraneo di Rakefet una struttura risalente agli anni Ottanta e riattivata sotto la gestione del ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir caratterizzata dall assenza totale di luce solare e da un regime descritto come punitivo e degradante
Mio padre non ha fatto nulla è innocente È rimasto vicino al suo popolo ai bambini Le buste di plastica in cui mettevamo i resti pesavano un chilo se il bimbo aveva un giorno cinque chili se aveva dieci anni Questo era il suo quotidiano racconta Elyas Abu Safiya
L’appello internazionale e l’accusa di ritorsione sistemica
La vicenda del dottor Abu Safiya non è un caso isolato Organizzazioni non governative come Amnesty International e Physicians for Human Rights denunciano da mesi un quadro preoccupante l arresto e il trattenimento prolungato del personale medico palestinese sembrano configurarsi come una strategia deliberata volta a privare la population civile delle competenze professionali necessarie alla sopravvivenza accelerando il collasso delle infrastrutture sanitarie
Le denunce presentate dai legali e dalle ONG delineano un trattamento che viola i principi fondamentali della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei civili e del personale medico in tempo di guerra. Divieto prolungato di incontrare i legali udienze farsa in videoconferenza senza effettivo diritto di replica. Rapporti di percosse sistematiche con manganelli e strumenti contundenti all interno delle sezioni di isolamento come a Ganot. Privazione cronica di cibo adeguato acqua potabile e assistenza medica per patologie pregresse o insorte durante la carcerazione
Una tragedia familiare nello sterminio collettivo
Il dramma personale del medico si intreccia con i lutti della sua famiglia Il giorno stesso del suo primo arresto temporaneo il 25 ottobre 2024 un attacco condotto tramite drone ha ucciso il figlio quindicenne Ibrahim proprio davanti all ingresso della struttura ospedaliera dove il padre prestava servizio Una perdita che rende ancora più severo il peso psicologico dell isolamento a cui è sottoposto
Mentre i canali diplomatici ufficiali mantengono una linea di prudenza e silenzio il tempo biologico per la sopravvivenza del dottor Hussam Abu Safiya appare limitato Le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere l accesso immediato di osservatori indipendenti come il Comitato Internazionale della Croce Rossa per verificare le condizioni di un uomo che prima di diventare un prigioniero senza nome era la sola speranza di vita per centinaia di bambini.
Ciro Crescentini
