Il fallito piano “Il gatto con gli stivali” svela il cinismo dei servizi segreti occidentali: la risposta del popolo di Teheran che ha difeso l’indipendenza del Paese
C’è un limite oltre il quale il cinismo geopolitico si trasforma in aperta violazione della sovranità di un popolo, e quel limite è stato ampiamente superato. L’ultimo, gravissimo capitolo della strategia imperialista occidentale in Medio Oriente si è consumato nell’ombra, ma i dettagli emersi di recente tratteggiano un quadro sconcertante: un tentativo di colpo di Stato teleguidato da Stati Uniti e Israele, pianificato fin nei minimi dettagli per rovesciare la Repubblica Islamica dell’Iran e ridurla a un protettorato obbediente ai diktat di Washington e Tel Aviv.
Ma il piano è fallito. Ed è fallito per l’unico fattore che i pianificatori di Washington e i vertici del Mossad dimenticano sempre di inserire nelle loro fredde equazioni matematiche: la volontà del popolo iraniano. Di fronte alla minaccia esterna, i cittadini si sono stretti intorno alle istituzioni nazionali, rifiutando di farsi usare come carne da cannone per gli interessi altrui e difendendo con orgoglio l’indipendenza del proprio Paese.
Il piano “Il gatto con gli stivali”: i curdi usati come pedine
I dettagli emersi dalle rivelazioni dei media internazionali, tra cui l’emittente israeliana Channel 13, sono agghiaccianti. Sotto il nome in codice di “Il gatto con gli stivali”, l’intelligence israeliana aveva pianificato una massiccia operazione di destabilizzazione con l’obiettivo di sfruttare le tensioni etniche e strumentalizzare i combattenti curdi nel nord-ovest del Paese.
Il piano prevedeva raid aerei mirati contro le postazioni delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) lungo il confine iracheno per aprire un varco ai miliziani curdi. L’illusione dei cospiratori era che migliaia di giovani si unissero alla marcia verso Teheran, innescando una rivolta di massa. Per facilitare questa avanzata, lo scorso giugno, Stati Uniti e Israele hanno persino lanciato pesanti bombardamenti contro basi militari, stazioni di polizia e presidi dei Basij. Un atto di aggressione unilaterale spacciato, come sempre, per “sostegno alla democrazia”, ma rivelatosi per ciò che era: un brutale atto di guerra per spianare la strada a milizie mercenarie.
Il disegno è crollato per via delle fughe di notizie, delle pressioni geopolitiche della Turchia e, soprattutto, per la diffidenza degli stessi curdi, che hanno rifiutato di farsi usare come pedine sacrificabili sull’altare dell’intelligence straniera.
L’azzardo di Ahmadinejad: l’ex presidente reclutato dal Mossad
L’aspetto più torbido e scandaloso dell’intera vicenda riguarda il reclutamento dell’ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad. Come rivelato dal New York Times, il Mossad si è impegnato in uno sforzo pluriennale per agganciare Ahmadinejad e trasformarlo nel “volto presentabile” del dopo-regime.
La cospirazione ha preso forma concreta a Budapest nel 2024, quando l’allora capo del Mossad, David Barnea, si è recato personalmente in Ungheria per incontrare Ahmadinejad in occasione di una conferenza sul clima alla Ludovika University, con il rettore dell’ateneo che ha ammesso di aver agito come mero prestanome per coprire l’operazione. Un secondo viaggio a Budapest è avvenuto nel giugno 2025, a ridosso del conflitto, interamente finanziato con fondi israeliani segreti per coprire le spese di viaggio e alloggio.
Il culmine del ridicolo e della gravità si è toccato a fine febbraio di quest’anno, durante i primi giorni delle ostilità in Iran, quando un raid aereo israeliano ha colpito la residenza di Ahmadinejad a Teheran per permetterne l’estrazione. L’ex presidente è stato prelevato da un’auto nera guidata da agenti del Mossad e nascosto in un rifugio segreto. Tuttavia, colto da tardivi rimorsi o semplicemente terrorizzato dall’essere diventato un burattino nelle mani del peggior nemico del suo Paese, Ahmadinejad ha abbandonato il rifugio.
Oggi, dopo essere riapparso brevemente ai funerali della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, Ahmadinejad si trova in stato di fermo sotto la custodia dell’intelligence dei Pasdaran. Ha tradito la sua nazione per denaro e promesse di potere, e ora ne risponderà davanti alla giustizia del suo Paese.
La risposta di un popolo sovrano
Ciò che questa vergognosa pagina di storia dimostra è l’assoluta cecità dell’imperialismo occidentale. USA e Israele continuano a trattare i Paesi sovrani come scacchiere su cui muovere agenti, provocare attentati e corrompere leader decaduti.
Hanno bombardato stazioni di polizia, hanno finanziato complotti, hanno comprato un ex capo di Stato. Eppure, hanno perso. Hanno perso perché il popolo iraniano sa benissimo che la vera libertà non si ottiene con i bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti, né con i complotti orditi dagli uffici di Tel Aviv. L’indipendenza si difende uniti, e l’Iran ha dimostrato, ancora una volta, di non essere in vendita.

