Video verificati ed esperti indipendenti indicano l’utilizzo della sostanza in aree abitate. Crescono le richieste di un’indagine internazionale
Le immagini raccolte nelle ultime settimane dal Libano riaccendono il dibattito sull’impiego del fosforo bianco nelle operazioni militari israeliane lungo il confine meridionale del Paese. Secondo un’indagine pubblicata dal New York Times, diversi filmati verificati da specialisti indipendenti mostrerebbero l’utilizzo di questo tipo di munizionamento in aree abitate durante gli scontri tra Israele e Hezbollah.
Tra le prove analizzate figura un video registrato il 30 maggio nei pressi del castello di Beaufort, una posizione strategica situata nel sud del Libano. Le immagini mostrano dense scie di fumo che, secondo gli esperti consultati dal quotidiano statunitense, presentano caratteristiche compatibili con l’impiego di munizioni al fosforo bianco. Fenomeni analoghi sarebbero stati documentati anche nella città di Nabatieh, centro urbano che ospita circa 40 mila abitanti.
L’inchiesta cita inoltre altri filmati geolocalizzati e verificati che collocherebbero l’utilizzo della sostanza nelle vicinanze di Tiro e delle località di Qlayaa, Khiam e Yohmor, tutte coinvolte negli ultimi mesi dalle conseguenze del conflitto lungo la frontiera israelo-libanese.
Il fosforo bianco viene impiegato da numerosi eserciti per creare schermi fumogeni o per segnalazioni sul campo di battaglia. La sua particolarità consiste nell’accendersi spontaneamente quando entra in contatto con l’ossigeno, generando incendi difficili da controllare. Sebbene il possesso e l’utilizzo di tali munizioni non siano vietati in modo assoluto dal diritto internazionale, il loro impiego in aree densamente popolate o contro civili può configurare una violazione delle norme che regolano i conflitti armati.
Interrogate dal New York Times, le Forze di Difesa Israeliane hanno respinto le accuse di un uso illecito di fosforo bianco. In una nota ufficiale, l’esercito ha affermato che le proprie procedure operative vietano l’impiego di queste munizioni nei centri abitati, salvo circostanze eccezionali, sostenendo che tali regole siano conformi e persino più restrittive rispetto agli obblighi previsti dal diritto internazionale. La stessa dichiarazione precisa inoltre che i principali sistemi fumogeni utilizzati dalle forze israeliane non contengono fosforo bianco e che gli eventuali proiettili di questo tipo presenti negli arsenali militari vengono utilizzati esclusivamente per scopi consentiti dalla legge, non per colpire obiettivi civili né per provocare incendi.
Le accuse, tuttavia, non rappresentano una novità. Negli ultimi anni diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazioni sull’impiego di questa sostanza nelle aree meridionali del Libano. In un rapporto pubblicato nel 2024, Human Rights Watch ha documentato numerosi episodi che, secondo l’organizzazione, dimostrerebbero un ricorso esteso al fosforo bianco durante le operazioni militari israeliane. Il documento evidenziava inoltre l’esistenza di alternative considerate meno rischiose per la popolazione civile, tra cui le munizioni fumogene M150.
Anche il governo libanese ha più volte sollevato la questione in sede internazionale. Dall’ottobre 2023 Beirut ha inviato quattro comunicazioni ufficiali alle Nazioni Unite denunciando l’utilizzo di fosforo bianco sul proprio territorio. In una lettera trasmessa il 3 luglio 2024, le autorità libanesi hanno riferito che oltre 600 incendi nel sud del Paese sarebbero stati provocati dall’impiego di queste munizioni, citando dati raccolti dagli organismi governativi.
Le nuove verifiche pubblicate dal New York Times contribuiscono così ad alimentare una controversia già al centro dell’attenzione internazionale, mentre continuano le richieste di chiarimento sul rispetto delle norme umanitarie nelle operazioni militari che interessano il confine tra Israele e Libano.
Alessandro Manna

