L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano accusa politica e istituzioni: “Serve un piano antisismico immediato”
“Stiamo giocando con il fuoco e nessuno sembra voler spegnere l’incendio.” È un monito senza mezzi termini quello lanciato dal professor Giuseppe Luongo, vulcanologo ed ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, intervenuto nelle ultime ore durante un’assemblea pubblica a Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei. Il bersaglio delle sue accuse? Tutto l’apparato istituzionale: dalla politica nazionale alla Protezione Civile, fino alle autorità locali. Una denuncia dettagliata, dura, che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione della crisi bradisismica in atto.
“La politica ha fallito: niente visione, niente azione”
Luongo è netto: il governo e il ministro competente avrebbero ignorato le urgenze del territorio flegreo. Alla base della critica c’è la totale assenza di una strategia strutturale per la messa in sicurezza degli edifici. “Non basta monitorare — bisogna intervenire concretamente sull’adeguamento antisismico. E farlo ora.”
Secondo Luongo, il rischio viene sistematicamente minimizzato, rifugiandosi in una narrazione rassicurante e poco aderente alla realtà dei dati scientifici. Le anomalie osservate nell’attuale fase di bradisismo sarebbero senza precedenti, ma la risposta politica sarebbe stata lenta, disattenta, spesso distratta. “Serve il coraggio di dire la verità, anche se scomoda.”
Protezione Civile e Commissione Grandi Rischi nel mirino
Non sono esenti da responsabilità nemmeno gli organismi tecnici preposti alla gestione del rischio. La Commissione Grandi Rischi, secondo Luongo, avrebbe mancato l’obiettivo principale: definire lo scenario peggiore e pianificare di conseguenza. “Si continua a ragionare su scenari di ‘probabile entità’ quando si dovrebbe intervenire con misure proporzionate al massimo rischio possibile.”
Ancora più critica la posizione sulla Protezione Civile, accusata di comunicare il rischio in modo eccessivamente normalizzante. Invece di formare i cittadini su come agire concretamente in caso di sisma, si preferisce – sostiene Luongo – parlare genericamente di “sollevamento del suolo” e di dati tecnici, lasciando la popolazione in uno stato di disinformazione latente. Grave, infine, il ritardo nelle verifiche di vulnerabilità di scuole, ospedali e strutture strategiche: “Stiamo vivendo un’emergenza silenziosa.”
Il sindaco sotto accusa: “Serve guida, non emotività”
Il vulcanologo non risparmia nemmeno il sindaco di Pozzuoli, figura che per legge rappresenta la massima autorità di protezione civile locale. “Il sindaco dovrebbe essere il primo a pretendere risorse e leggi speciali. Invece manca un’azione costante, strutturata e incisiva. Troppa emotività e poca preparazione tecnica.”
Luongo ha evidenziato anche l’assenza di una vera preparazione civica della popolazione. Nessuna campagna capillare, nessun programma serio di educazione al rischio o di addestramento alle evacuazioni: “In un territorio come questo, è una colpa imperdonabile.”
Le proposte di Luongo: “Così si ferma la catastrofe”
Alla luce delle sue critiche, il professor Luongo ha anche indicato chiaramente cosa andrebbe fatto, subito:
- “Dichiarare apertamente il rischio massimo”: fissare una magnitudo di riferimento elevata e pianificare in base a quella, anche se scomoda.
- “Avviare un piano straordinario e obbligatorio” per la verifica sismica e l’adeguamento degli edifici pubblici e privati.
- “Comunicazione trasparente”: parlare con onestà ai cittadini, rendendo noti i dati e spiegando le azioni da intraprendere.
“Questo non è allarmismo, è scienza. Continuare a ignorarla vuol dire mettere a rischio la vita delle persone.”
Un allarme che non può restare inascoltato
Mentre il territorio flegreo continua a vivere tra scosse e incertezze, le parole di uno dei maggiori esperti italiani di vulcanologia suonano come un campanello d’allarme fortissimo. La domanda ora è se la politica avrà finalmente il coraggio di rispondere. Perché — come ricorda Luongo — “il rischio non si può cancellare, ma si può scegliere se subirlo o governarlo”
Red
