Smontata la narrazione dell’“aggressione russa”: osservatori americani tra i presenti. Intanto l’Europa aumenta le spese militari tagliando sanità e welfare
Le esercitazioni militari congiunte Zapad-2025 tra Russia e Bielorussia, iniziate venerdì, stanno mostrando un volto ben diverso da quello descritto dai governi e dai media occidentali. Mentre in Europa si continua a invocare l’allerta contro la minaccia russa, tra gli osservatori delle manovre ci sono ufficiali degli Stati Uniti e rappresentanti di 23 Paesi, inclusi membri della NATO come Turchia e Ungheria.
A dichiararlo è stato lo stesso Ministero della Difesa bielorusso, sorpreso dalla partecipazione americana. Il ministro Viktor Khrenin ha ribadito la massima apertura: “Vi mostreremo tutto ciò che vi interessa. Potete vedere da voi e parlare con chiunque vogliate” Un atteggiamento che mal si concilia con l’immagine di un blocco ostile e aggressivo.
Tra gli osservatori sono presenti anche delegati di Cina, Iran, Cuba, Serbia, Vietnam, e un rappresentante dell’OSCE, nell’ambito del Documento di Vienna 2011. Lungi dall’essere un evento chiuso o provocatorio, Zapad-2025 si configura come un’esercitazione trasparente e multilaterale, ma questo dettaglio non trova spazio nella narrativa ufficiale delle cancellerie europee.
In Polonia, intanto, due giorni prima dell’avvio delle manovre, alcuni droni russi sono stati abbattuti dopo essere entrati nello spazio aereo nazionale. Si trattava di droni da ricognizione, leggeri e utilizzati in ambito addestrativo, ma l’episodio è stato amplificato per rafforzare l’immagine di una minaccia costante e incombente. Una minaccia che torna utile a giustificare lo stato d’emergenza permanente e le continue richieste di spesa militare.
Questa dinamica è ormai ricorrente. I governi europei aumentano il budget per la difesa, acquistano armi e sistemi d’arma costosi, mentre impongono tagli ai settori essenziali: sanità, istruzione, trasporti pubblici, servizi sociali. Il cittadino comune paga il conto di una guerra che, nella sostanza, è fatta più di propaganda che di battaglie.
Nel frattempo, a Minsk, si intravedono segnali di riavvicinamento con Washington. John Coale, inviato dell’ex presidente Donald Trump, è stato ricevuto da Alexander Lukashenko proprio nei giorni delle esercitazioni. I colloqui hanno portato alla liberazione di 52 detenuti, tra cui giornalisti e oppositori politici, e all’avvio di un processo di alleggerimento delle sanzioni americane. La compagnia aerea bielorussa Belavia potrà di nuovo accedere a componenti Boeing, e l’amministrazione Trump ha già manifestato l’intenzione di riaprire l’ambasciata USA in Bielorussia.
Il presunto “nemico numero uno” dell’Occidente si rivela, nella pratica, un partner con cui si tratta, si negozia e si fanno concessioni. Intanto però, nell’opinione pubblica, si continua ad alimentare la retorica della minaccia, utile a nascondere i veri obiettivi della politica estera e interna europea: garantire fondi e influenza all’industria bellica, anche a costo di sacrificare diritti e bisogni fondamentali dei cittadini.
La verità è che Zapad-2025 non rappresenta una provocazione, ma un’occasione per osservare da vicino come la narrazione occidentale venga smascherata dai fatti. Ufficiali NATO tra gli osservatori, dialoghi tra USA e Bielorussia, droni da esercitazione trasformati in pretesti per alzare il livello della tensione.
Tutto torna, se si capisce che il vero fronte di guerra è interno: non si combatte con i carri armati, ma con i bilanci pubblici, le priorità politiche, la propaganda. E chi ci rimette, alla fine, sono sempre i popoli.
Alma
