Tragedia a Veternigo: ipotesi intossicazione da gas. In corso le indagini su sicurezza e procedure
Una tragedia ha scosso la frazione di Veternigo, nel comune di Santa Maria di Sala (provincia di Venezia), questa mattina lunedì 4 agosto. Due operai, di 23 e 30 anni, sono morti mentre stavano lavorando all’interno di una fossa biologica situata in una proprietà privata in via Desnam.
L’allarme è stato lanciato intorno alle 10. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118, i vigili del fuoco, i carabinieri e gli ispettori dello Spisal (il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro).
Secondo una prima ricostruzione, i due lavoratori si trovavano all’interno di una vasca per la raccolta dei residui biologici quando si è verificato l’incidente. Ancora da accertare le cause precise: si ipotizza che possano essere stati sopraffatti da esalazioni tossiche, in un ambiente privo di ossigeno e con gas pericolosi come il metano o l’acido solfidrico.
I pompieri hanno impiegato circa un’ora per recuperare i corpi, ma purtroppo ogni tentativo di rianimazione da parte del personale del Suem si è rivelato vano.
Ora spetterà agli inquirenti dell’Arma, insieme ai tecnici dello Spisal, fare chiarezza sull’accaduto: si dovrà stabilire se siano state rispettate le misure di sicurezza previste per interventi in ambienti confinati. Fondamentale sarà anche capire se i due operai fossero adeguatamente formati e dotati dei dispositivi di protezione individuale (DPI) richiesti dalla normativa.
Cgil: “Ennesima tragedia di una strage silenziosa”
Sul luogo dell’incidente è intervenuto anche il segretario generale della Cgil di Venezia, Daniele Giordano, che ha espresso dolore e rabbia:
“Siamo esterrefatti. Questa è l’ennesima tragedia che colpisce chi lavora. Non capiamo come un incidente simile possa accadere in una residenza privata. È urgente rafforzare i controlli e investire in prevenzione”
Numeri allarmanti: già oltre 500 morti sul lavoro nel 2025
Il caso di Veternigo si inserisce in un quadro nazionale sempre più drammatico. Secondo i dati dell’Osservatorio Indipendente sulle morti sul lavoro, dal 1° gennaio al 27 giugno 2025 sono 506 le persone decedute mentre svolgevano attività lavorative. Se si includono anche gli incidenti in itinere, il bilancio sale a 725 vittime.
Questi numeri superano i dati ufficiali dell’Inail, che non tengono conto dei lavoratori non assicurati, irregolari o coperti da enti diversi.
Le categorie più a rischio: anziani, stranieri e autotrasportatori
Dall’analisi dell’Osservatorio emergono con chiarezza le categorie più vulnerabili:
- Oltre 100 vittime sono ultrasessantenni, spesso agricoltori, artigiani o edili che continuano a lavorare anche dopo l’età pensionabile, spesso in solitudine e senza protezioni adeguate.
- In aumento anche i lavoratori stranieri, impiegati nei settori più pericolosi come edilizia, logistica e agricoltura. La loro età media è più bassa, ma la precarietà e la mancanza di tutele li espone maggiormente.
- 75 autotrasportatori hanno perso la vita nel 2025, in gran parte per incidenti stradali causati da turni estenuanti, colpi di sonno e mancanza di riposo.
- Almeno 65 decessi sono riconducibili agli effetti del caldo eccessivo e del superlavoro, che colpiscono soprattutto chi lavora all’aperto o in condizioni estreme.
Alma
