Mancano ombra, acqua e dignità. Appello al sindaco Manfredi: “Scenda in strada a vedere la realtà”
Napoli, luglio rovente. Quaranta gradi all’ombra, ma le ombre non ci sono. Né quelle fisiche né quelle istituzionali. In Via Salvatore Tommasi, 19 – sede dello Sportello Segretariato Sociale – decine di cittadini disabili sono costretti ad aspettare ore sotto il sole cocente per poter ritirare un semplice contrassegno invalidi. Quattro ore in media, qualcuno addirittura di più.
Scene che ricordano un Paese abbandonato a sé stesso, dove anche un diritto elementare come il ritiro del contrassegno H – indispensabile per poter parcheggiare e muoversi in città – si trasforma in una battaglia estenuante. Anziani in carrozzina, persone con gravi problemi motori, accompagnatori esausti. Tutti lì, accalcati senza alcuna forma di tutela, esposti a rischi concreti per la salute, in attesa di un servizio pubblico che dovrebbe essere garantito con dignità e rispetto.
E mentre l’afa opprime e le proteste montano, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, dov’è?
È inaccettabile che in una grande città europea nel 2025 si permetta un simile disastro organizzativo. Possibile che l’amministrazione comunale non abbia previsto un sistema digitale per il ritiro dei contrassegni, o almeno un servizio su appuntamento per evitare file disumane? Possibile che non si riesca a trovare soluzioni alternative?
Napoli non può permettersi questa indifferenza. I disabili non sono cittadini di serie B. Le istituzioni, a partire dal Sindaco, hanno il dovere morale e politico di intervenire subito, non solo con comunicati ma con soluzioni pratiche. La tecnologia esiste. Le risorse, volendo, si trovano. Manca la volontà?
Chiediamo al sindaco Manfredi di prendersi carico personalmente di questa situazione vergognosa. Di andare in Via Salvatore Tommasi, di guardare in faccia quelle persone, di ascoltare le loro storie. E di fare ciò che un primo cittadino deve fare: risolvere i problemi dei più deboli, non ignorarli. Napoli merita di più. I suoi cittadini disabili ancora di più.
Ciro Crescentini
