Vogliono buttarci fuori per l’America’s Cup: i residenti del Borgo si ribellano all’esproprio mascherato da riqualificazione”
È esplosa la rabbia dei residenti di Borgo Coroglio, quartiere storico di Bagnoli coinvolto nel grande piano di riqualificazione dell’ex Italsider. Gli abitanti chiedono risposte sul cronoprogramma dell’esproprio, sulla bonifica dell’area e sul rientro nelle loro abitazioni rigenerate. E avvertono: “Se non ci ricevono subito, resteremo nelle nostre case finché non verranno abbattute, dovranno farlo con noi dentro”.
Le istituzioni, nel frattempo, premono sull’acceleratore. I lavori di bonifica della colmata partiranno ad agosto, in vista della Louis Vuitton Cup 2026 e dell’America’s Cup 2027. Il villaggio velico sarà realizzato su piattaforme galleggianti, proprio al largo di Bagnoli, dove si trova oggi la colmata.
I proprietari di via Coroglio hanno convocato una riunione urgente ieri pomeriggio presso il civico 116. L’incontro è servito a fare il punto sulla situazione, dopo mesi di richieste inascoltate. “Abbiamo inviato numerose PEC chiedendo un confronto con il Commissario per chiarire la nostra posizione, ma nessuno ci ha mai risposto. Intanto l’Unione degli Industriali di Napoli ha approvato una proposta che guarda solo al business, ignorando la nostra presenza”.
Nel documento diffuso dal Comitato Proprietari si chiede trasparenza sui tempi e modalità dell’esproprio, certezze sulla rigenerazione dell’area e garanzie reali sul rientro nelle abitazioni dopo i lavori. “Viviamo da anni nell’incertezza e nella confusione. Abbiamo bisogno di sapere con precisione cosa accadrà, quando ci sarà il trasferimento e soprattutto quando potremo rientrare nelle nostre case. Il piano è finanziato, ma manca un cronoprogramma ufficiale. Chiediamo a Invitalia e al Commissario Manfredi di rompere il silenzio”.
A peggiorare la situazione, le stime sugli indennizzi per gli espropri. Molti residenti hanno scoperto solo recentemente che Invitalia ha valutato i loro immobili con cifre giudicate “ridicole”. Gabriele Casillo, residente da decenni nel borgo, denuncia: “Per casa mia, vista mare, vogliono darmi 53mila euro. Ma il valore reale supera i 300mila. Poi, una volta ristrutturate, dovremmo ricomprarle a prezzi di mercato. È una follia: vendere a 50 per riacquistare a 300”.

Un altro punto critico riguarda la possibilità di rientro. Secondo il progetto, alcune case saranno destinate a servizi pubblici, altre potranno essere riacquisite dagli ex proprietari solo se disposti a pagare i lavori di rigenerazione. “Io vivo nella casa che è stata della mia bisnonna, dei miei nonni, poi dei miei genitori. Non voglio essere costretta a lasciarla — afferma Paola Minieri, portavoce del Comitato — Se questi signori pensano che ce ne andremo in silenzio per lasciargli spazio, si sbagliano di grosso. Siamo pronti a protestare anche durante la Coppa America, così tutto il mondo vedrà cosa stanno facendo”.
I residenti denunciano anche l’assenza di un piano per il trasferimento temporaneo durante i lavori. Nessuno sa se dovrà lasciare la casa tra poche settimane o tra anni, e non esiste un piano di accoglienza per chi sarà costretto a uscire. “Sembra tutto studiato per tenerci nell’ignoranza e spingerci ad andarcene da soli — aggiunge un altro residente — Ma noi restiamo. Ci vengano a prendere con le ruspe”.
Nel mirino degli abitanti anche l’Unione Industriali, accusata di aver promosso un piano che favorisce la speculazione immobiliare e il turismo di lusso. “Non possiamo accettare che il nostro quartiere venga trasformato in una zona di hotel e b&b, cancellando la memoria e la vita di chi ci abita”.
Il caso Coroglio mette in luce tutte le contraddizioni della rigenerazione urbana senza partecipazione. Da un lato l’entusiasmo per eventi di portata internazionale come la America’s Cup, dall’altro l’abbandono di chi da generazioni vive in quel territorio. Nessuno mette in discussione il bisogno di bonificare e riqualificare Bagnoli. Ma l’accelerazione dei tempi, legata agli eventi sportivi, sembra lasciare indietro le persone.
I residenti chiedono un incontro urgente con il Commissario Gaetano Manfredi e con Invitalia. “Senza trasparenza non ci sarà fiducia — concludono —. E senza fiducia non ci sarà collaborazione. Se serve, bloccheremo la Coppa, perché il mondo deve sapere che cosa succede qui”.
Dunque, le aree dismesse della Cementir, dell’Italsider, dell’Eternit, delle Ferrovie, dell’ex Nato potrebbero trasformarsi in un colossale affare per i signori del mattone ed i palazzinari partenopei e romani. Una sorta di ‘patto del mattone’. Una ‘patto del mattone’ che prevede la cancellazione dell’antico borgo di Coroglio e la cacciate dei suoi abitanti. Legittima la resistenza per impedire questo atto di ingiustizia e di prepotenza.
Il sindaco commissario Gaetano Manfredi ha affidato all’ufficiale dei carabinieri Attilio Auricchio, ex capo di gabinetto dell’ex sindaco Luigi de Magistris il compito di gestire gli espropri e un ricco stipendio che supera i 100 mila euro annui. Oggi Auricchio – che fino a qualche anno fa si presentava come un tenente colonnello “rivoluzionario”, riferimento e “amico” di alcuni centri sociali – ha avuto il compito di contattare gli abitanti del Borgo di Coroglio, convincerli a lasciare le case offrendo indennizzi da fame o cacciarli con l’intervento della forza pubblica. Invitalia, soggetto attuatore del programma di risanamento ambientale, ha inviato delle lettere ai proprietari delle case annunciando sopralluoghi tecnici all’interno degli appartamenti per stimare del valore economico degli alloggi.
Una vicenda tutta napoletana che intreccia diritto alla casa, memoria collettiva e sviluppo urbano. Resta da capire se le istituzioni sapranno ascoltare prima che la protesta si trasformi in un caso nazionale. O internazionale.
CiCre
