Riceviamo e pubblichiamo integralmente una riflessione del Prof. Giovanni Di Trapani
Nel cuore del Mediterraneo, Napoli si prepara ad affrontare una sfida epocale: trasformare eventi internazionali come l’America’s Cup 2027, Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 e le celebrazioni per i 2.500 anni dalla fondazione, in volano di una nuova visione turistica e urbana. Una visione che, per essere realmente efficace, deve radicarsi nei principi della sostenibilità ambientale, della valorizzazione culturale e della giustizia spaziale. Il Rapporto Strategico sul Turismo Sostenibile e i Patrimoni dell’Umanità, pubblicato pochi mesi fa da TEHA Group, delinea un quadro chiaro: il turismo italiano si muove in uno scenario globale instabile, segnato da cambiamenti climatici, crisi geopolitiche e overtourism. Le direttrici di rilancio passano, allora, attraverso il superamento della concentrazione turistica in poche aree, la destagionalizzazione dei flussi, la rigenerazione dei paesaggi culturali e naturali, e una governance integrata capace di coordinare più livelli istituzionali.
Napoli, da questo punto di vista, è un caso paradigmatico. Il Golfo, con la sua conformazione naturale e la stratificazione storica dei suoi luoghi, rappresenta un patrimonio straordinario ma fragile. In particolare, l’area occidentale della città – da Posillipo a Bagnoli – incarna una doppia possibilità: quella della valorizzazione e quella della trasformazione. Qui, dove il mare incontra le ferite industriali ancora aperte, la rigenerazione urbana non è solo una questione edilizia, ma un esercizio di memoria collettiva e di immaginazione civile.
Gli eventi sportivi e culturali in programma tra il 2026 e il 2027 offrono un’opportunità concreta per sperimentare nuove forme di accoglienza e fruizione del territorio, con modelli a basso impatto, basati sulla mobilità dolce, sull’economia di prossimità e sul coinvolgimento delle comunità locali. L’esperienza del “turismo delle radici” e quella del “turismo esperienziale” – già richiamate nel Rapporto TEHA – trovano qui un campo di applicazione privilegiato: si tratta di costruire itinerari urbani che non separino centro e periferie, bellezza e conflitto, ma che li connettano in una narrazione condivisa. Bagnoli, in particolare, assume un ruolo emblematico.
Il processo di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana in corso, se accompagnato da un piano turistico coerente con i principi UNESCO, può trasformarsi in un modello di sostenibilità integrata. Non un distretto di consumo turistico, ma un “cantiere della città pubblica” aperto al mondo, in cui si sperimentano forme di co-progettazione e partecipazione attiva, nel rispetto del diritto alla città e del paesaggio come bene comune. Per Napoli, dunque, il turismo non può essere solo un settore economico da rilanciare, ma un terreno di progettazione politica. Un banco di prova per ridefinire le modalità con cui la città si racconta e si offre, non come icona da cartolina, ma come luogo vivo, contraddittorio e accogliente, dove la sostenibilità non è un’etichetta, ma una pratica quotidiana di cittadinanza.
Giovanni Di Trapani

