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Latina: la morte del bracciante Satnam Singh. Arrestato Lovato, il padrone-schiavista dell’azienda agricola

Redazione by Redazione
2 Luglio 2024
in Attualità, Notizie correlate
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La Procura: “se soccorso si sarebbe salvato”

I carabinieri del comando di Latina hanno arrestato Antonello Lovato per l’accusa di “omicidio doloso di Singh Satnam”. Lo rende noto la Procura della Repubblica di Latina.

“Sulla scorta delle risultanze della consulenza medico legale la Procura ha variato l’ipotesi di reato inizialmente configurata (omicidio colposo) ed ha contestato il reato di omicidio doloso con dolo eventuale– spiega una nota della Procura – La consulenza medico legale ha accertato che ove l’indiano, deceduto per la copiosa perdita di sangue, fosse stato tempestivamente soccorso, si sarebbe con ogni probabilità salvato”. Le condizioni del lavoratore dopo l’infortunio secondo la Procura, sono risultate talmente gravi da rendere evidente la necessità di un tempestivo soccorso. “Allo stato – prosegue la nota –deve dunque ritenersi che la decisione di omettere il doveroso soccorso abbia costituito accettazione del rischio dell’evento letale ed abbia integrato la causa che ha direttamente determinato il decesso. Le indagini proseguono con l’obiettivo di valutare altri eventuali delitti connessi, con riguardo specificamente all’accertamento delle condizioni di lavoro”.

Singh Satnam

Lovato, proprietario dell’azienda agricola di borgo Santa Maria aveva abbandonato il bracciante indiano davanti casa dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro.

Nell’ordinanza il giudice ricostruisce quanto avvenuto il 17 giugno a Cisterna di Latina.

Per il gip “è Lovato, che, contrariamente a quanto dovuto, carica il corpo nel furgone e separatamente l’arto amputato e, sempre il Lovato, abbandona il corpo e l’arto a via Genova, dandosi alla fuga”.


Per il tribunale di Latina “è di tutta evidenza la circostanza per la quale l’indagato non voleva la morte del suo bracciante indiano, ma per la condotta posta in essere e le lucide modalità operative (sconfessate solo delle sue dichiarazioni, a tenore delle quali avrebbe agito nei termini descritti perché sotto shock) – è detto nell’ordinanza – ha ragionevolmente previsto il probabile decesso del Satnam, accettando consapevolmente il rischio”.
Le condizioni del bracciante “in stato di semi incoscienza, con un braccio amputato e copiosa perdita ematica, rendono, per la valutazione di chiunque, inevitabile l’evento mortale, soprattutto in assenza di un repentino intervento sanitario”. I comportamenti successivi all’abbandono del corpo “argomentano e caratterizzano univocamente la condotta omicidiaria – scrive il gip – proprio nei termini descrittivi del dolo eventuale”.


L’indagato ha omesso di chiamare i soccorsi, “fugge con il furgone, provvede a ripulire il sangue: la principale finalità dell’indagato era di tutta evidenza quella di celare l’accaduto, d’altra parte, un suo lavoratore, irregolare sul territorio nazionale, privo di contratto, sguarnito di protezioni anti-infortunistiche e adoperando strumentazione da lavoro non certificata, si era amputato un braccio, perdeva copiosamente sangue e aveva subito altre gravi lesioni”.
Pur “di nascondere e dissimulare la realtà, con condotta intenzionale, ha posto in essere tutti gli accorgimenti descritti, anche a costo di concretizzare l’evento mortale che, progressivamente, si poneva dinanzi a lui“, aggiunge il gip.

“Stavamo aspettando questa notizia, eravamo arrabbiati”. Con queste parole Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio ha commentato l’arresto di Lovato. “La cosa più brutta che ha fatto è stata quella di lasciarlo davanti alla sua abitazione invece di portarlo all’ospedale. Un incidente può capitare, ma non chiamare i soccorsi è inammissibile” – ha aggiunto Gurmukh Singh.

Quattro euro all’ora per perdere la vita in questa maniera e con padrone che, invece di aiutarlo, lo ha accompagnato davanti casa, senza chiamare i soccorsi. Peraltro, la compagna di Singh Satnam ha raccontato ai primi soccorritori che il datore di lavoro, nel corso del tragitto dall’azienda fino a Castelverde, avrebbe tolto i telefoni cellulari alla medesima donna e alla vittima.

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