L’allarme della Confesercenti, prevista una maxi-bolletta di 11 miliardi di euro per le piccole e medie imprese
La guerra in Ucraina, le restrizioni e le sanzioni alla Russia non stanno producendo effetti positivi per i paesi occidentali e l’Unione Europa. La situazione nel nostro Paese sta diventando preoccupante sul piano sociale ed economico.
Significativo l’allarme lanciato dalla Confesercenti Campania: oltre 11 mila aziende sono a rischio chiusura e 40 mila lavoratori rischiano la disoccupazione a causa del caro energia. E’quanto emerge dallo studio dell’Osservatorio dell’associazione regionale, a corredo delle stime di Confesercenti Nazionale, che prevedono una maxi-bolletta di 11 miliardi di euro per le piccole e medie imprese di turismo e terziario italiane, costrette ad attutire l’impatto degli aumenti di energia e gas.
Si tratta di un aumento previsto di circa 8 miliardi in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Una stangata insostenibile, che rischia di mettere fuori mercato 90mila attività in Italia.
In Campania l’allarme è rosso, come sottolinea il presidente di Confesercenti Campania (e vicepresidente nazionale con delega al Mezzogiorno) Vincenzo Schiavo.
“La situazione – dichiara in una nota – è molto complicata: secondo la stima del nostro Osservatorio, tenendo conto anche dei nuovi rincari del costo dell’energia e del gas attesi purtroppo per ottobre, le attività nella nostra regione a rischio chiusura, entro dicembre, sono ben 11.300. Tremila ristoranti sui 16 mila in totale presenti in Campania rischiano di dover chiudere i battenti, lo stesso dicasi per 6000 bar (sui 30 mila esistenti) che potrebbero non riuscire a far fronte a tali spese. Situazione difficile pure nel settore alberghiero: secondo le nostre stime 300 Hotel (su 1600) e 2000 Bed&Breakfast (su 10mila) rischiano la chiusura entro fine anno. Un dramma assoluto che coinvolgerebbe, per di più, oltre 40 mila lavoratori, che si ritroverebbero da un giorno all’altro disoccupati, andando forse ad affollare le file del reddito di cittadinanza che dà solo una speranza di sopravvivenza e non la dignità di un posto di lavoro sicuro”.

