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Così il sud perde la meglio gioventù, in 3 anni via 700mila persone. In cima ai motivi? Il mal di merito

Redazione by Redazione
21 Dicembre 2016
in Economia e Società, Notizie correlate
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Le città che hanno subito più perdite sono Napoli (-210 mila), Palermo (-29mila), Caserta (-10 mila). Il 21 per cento di chi parte ha la laurea

La “meglio gioventù meridionale” è sottoutilizzata, umiliata. Le migliori intelligenze svalorizzate, umiliate e snobbate da un sistema culturale, economico e di potere che preferisce sostenere i mediocri o i raccomandati del notabile di turno. E allora tanti ragazzi e ragazze laureati e diplomati decidono di partire. Secondo i principali istituti, osservatori economici e le organizzazioni sindacali (Svimez, Cgil), dal 2013 al 2016 sono 700 mila le persone che hanno abbandonato il Meridione, di cui il 21 per cento laureati. Le città che hanno subito più perdite sono Napoli (-210 mila), Palermo (-29mila), Caserta (-10 mila). Un numero considerevole ha raggiunto la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto ma molti si sono spostati all’estero. I Paesi più gettonati l’anno sono stati la Germania, la Svizzera, il Regno Unito, la Francia. A partire sono soprattutto i giovani, nel pieno dell’età lavorativa. Età media 34 anni nell’identikit tracciato dagli istituti economici (in primis il Censis). Perché lasciano il nostro Paese e soprattutto le città del Sud? Il 54,9% dei laureati meridionali denuncia l’assenza di meritocrazia a tutti i livelli, il 44,1% non sopporta più il clientelismo e la bassa qualità delle classi dirigenti, mentre più di una persona su tre (il 34,2%) soffre l’imbarbarimento culturale della gente. E molti non ritornano più. Il 50 % dei giovani emigrati vivono ormai stabilmente in un altro Paese. E a cinque anni dalla laurea chi è andato all’estero guadagna in media 2.282 euro netti, un bella differenza rispetto ai 1.357 percepiti da chi lavora a Roma o a Pescara e ai 1.200 percepiti da chi è impiegato a Napoli o a Caserta.

 

 

È un’emigrazione meno misera e drammatica di quella affrontata dai loro nonni. Adesso si progetta l’uscita, la destinazione e il viaggio utilizzando Facebook. Il passaparola corre tra i post degli amici o aderendo alle pagine dei social network degli espatriati, come il blog “Italiani in Germania”. Prima si emigrava, ma parte della famiglia restava in paese e molto spesso, dopo alcuni anni, si tornava. Ora si va via con l’idea che non si tornerà. Prima a partire erano braccianti e operai, oggi partono i laureati, le risorse di intelligenza del Sud: un patrimonio cognitivo che non può essere rimpiazzato. E questo avviene nel totale disinteresse della politica, questi sono temi che non entrano nelle campagne elettorali. E non finisce qui. Ogni anno, infatti, il Sud perde il 20% della sua popolazione universitaria potenziale, rivelandosi così incapace di attrarre studenti dalle regioni centro-settentrionali. Piu’ in generale, è scarsa la capacità degli atenei meridionali di attrarre studenti da fuori regione: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, nell’anno accademico 2015-2016, hanno attirato meno del 10% di immatricolati con un tasso di uscita elevatissimi. E la Campania, negli ultimi dieci anni, non è riuscita a invertire il suo saldo migratorio negativo: rispetto ai quasi 34.500 diplomati campani che si sono iscritti all’Università nel 2015, circa 5200 studenti hanno scelto di studiare fuori regione optando per Roma, Aquila, Milano, Bologna, Trento.

Ciro Crescentini

(Foto nonsprecare.it)

Tags: emigrazionegiovanisud
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🕐 Aggiornato il: 21/12/2016 alle 11:25

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