Prima volta in città per l’attivista svedese, ospite al Parco San Laise con Francesca Albanese. Dalla crisi climatica alla Palestina, fino alla protesta contro il progetto dell’America’s Cup.
«Riprendetevi ciò che è legittimamente vostro». È il messaggio che Greta Thunberg affida alle nuove generazioni durante la sua prima visita a Napoli. All’Hangar del Parco San Laise, a Bagnoli, la giovane attivista svedese trova una sala gremita e un pubblico pronto ad ascoltare il suo appello, che intreccia diritti, ambiente e futuro. Al suo fianco c’è Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.

Poco prima dell’incontro pubblico, parlando con la stampa, Thunberg si rivolge direttamente ai ragazzi e alle ragazze, invitandoli a non rassegnarsi davanti a un futuro che appare sempre più incerto. «Questa è una generazione cresciuta guardando con i propri occhi come le sue prospettive siano state spesso distrutte da quelle stesse persone che dicevano di amarci e di investire sul futuro», afferma.
Parole che chiamano in causa le responsabilità di chi governa e di chi prende decisioni destinate a condizionare la vita delle generazioni più giovani. Un richiamo che, nel corso della giornata, si lega a due grandi questioni internazionali: la tragedia della Palestina e l’emergenza climatica. Temi che non restano lontani dalla realtà quotidiana, ma si riflettono anche nelle vicende dei territori e delle comunità locali.
Crisi climatica, Napoli sotto pressione
Le piogge intense e gli eventi meteorologici estremi degli ultimi giorni riportano l’attenzione sulla vulnerabilità del territorio. Per Thunberg, il problema riguarda anche la capacità delle città di prepararsi a fenomeni che, con il cambiamento climatico, rischiano di diventare sempre più frequenti.
«Quello che mi è stato detto da praticamente tutte le persone che ho incontrato qui è che la città e l’area non sono preparate per la crisi climatica o per condizioni meteorologiche estreme di ogni tipo. E sappiamo che queste accadranno sempre più spesso», dichiara l’attivista.

Una riflessione che parte dalle preoccupazioni raccolte a Napoli e si allarga alla necessità di affrontare concretamente i rischi ambientali. La prevenzione, la tutela del territorio e la capacità di proteggere le comunità diventano così questioni centrali, soprattutto nelle aree più esposte agli effetti degli eventi estremi.
Bagnoli e la difesa della costa
Nel suo intervento, Thunberg dedica spazio anche a Bagnoli e alla mobilitazione di una parte dei residenti contraria al progetto legato all’America’s Cup. Il nodo è il rapporto tra le trasformazioni previste, gli spazi pubblici e la tutela dell’ecosistema costiero. «Mi ha colpito molto la resistenza che c’è qui e come le comunità locali si siano mobilitate per reclamare ciò che è loro: l’ecosistema e la linea di costa che gli sono stati sottratti», osserva.
Il suo intervento si inserisce così in una discussione che riguarda direttamente il futuro del quartiere, il rapporto tra cittadini e istituzioni e il diritto delle comunità a partecipare alle scelte che modificano il proprio territorio. A Bagnoli, la questione ambientale si intreccia con quella sociale e con le richieste di chi chiede attenzione per la costa e per gli equilibri locali.

Albanese e Tridico: diritti e giustizia sociale
Il confronto prosegue al Marea Village, dove quattro giorni di dibattiti e riflessioni mettono al centro temi globali e problemi concreti. Tra gli interventi, quello di Francesca Albanese, che richiama la necessità di costruire una società fondata sulla libertà e sull’uguaglianza delle opportunità economiche. «Dobbiamo ambire ad avere una società dove tutti sono liberi e dove hanno garanzie di beneficiare di un’economia, di un accesso a un’economia giusta ed egualitaria», afferma la relatrice Onu.
Sul rapporto tra modello economico, conflitti e condizioni di lavoro interviene anche Pasquale Tridico, esponente del Movimento 5 Stelle, che critica le priorità dell’attuale sistema capitalistico. «Innanzitutto un capitalismo che è disumano oggi pensa al riarmo, pensa alla guerra e soprattutto ignora la questione sociale più importante, che è sia ambientale sia appunto lavorativa», dichiara.
Dalla Palestina alla crisi climatica, fino alle contestazioni sul futuro di Bagnoli, il filo conduttore degli incontri è il legame tra ambiente, diritti e giustizia sociale. Un confronto che chiama in causa le responsabilità politiche ed economiche, ma anche il ruolo delle comunità locali e delle nuove generazioni nel rivendicare spazio nelle decisioni che riguardano il loro futuro.
Ciro Crescentini

