Operai costretti a restituire fino al 60% dello stipendio tra alloggi fatiscenti e false certificazioni sulla sicurezza
Nel corso di un’indagine della magistratura è emerso un presunto sistema di sfruttamento del lavoro nei cantieri collegati alla costruzione della Nuova diga di Genova, una delle principali opere infrastrutturali finanziate con fondi pubblici del PNRR. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alcuni lavoratori stranieri impiegati nei cantieri sarebbero stati costretti a restituire una parte consistente del proprio salario, con trattenute che arrivavano anche al 40-60% della paga.
Le somme venivano, secondo l’ipotesi accusatoria, giustificate come costi per dispositivi di protezione individuale, spese di alloggio e altri oneri imposti informalmente dalla gestione della manodopera. Gli operai, spesso privi di adeguata conoscenza della lingua italiana e in condizioni di forte vulnerabilità economica, sarebbero stati inseriti in un meccanismo di dipendenza che li obbligava ad accettare tali condizioni pur di mantenere l’impiego.
L’inchiesta è partita da controlli effettuati nel 2025 nell’area del Porto di Vado Ligure, dove venivano realizzate componenti destinate alla nuova diga foranea. Da lì gli accertamenti si sono estesi ad altri cantieri e territori, facendo emergere una presunta rete di società e intermediari coinvolti nella gestione della manodopera.
Sono scattate otto misure cautelari in carcere nei confronti di soggetti accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli arrestati sono sette cittadini indiani e un cittadino pakistano, tra i 28 e i 50 anni, ritenuti responsabili della gestione del sistema di trattenute e del controllo sugli operai.
Parallelamente, è stato disposto il controllo giudiziario di due società attive tra Brescia e Genova e il sequestro preventivo di circa 277 mila euro nei confronti di una delle imprese coinvolte, somma ritenuta equivalente agli importi sottratti ai lavoratori.
Secondo gli inquirenti, gli operai sarebbero stati inoltre costretti a contribuire alle spese per l’alloggio e per i dispositivi di sicurezza, con sistemazioni spesso sovraffollate e condizioni igieniche precarie. In caso di rifiuto, alcuni lavoratori avrebbero perso il lavoro e anche la sistemazione abitativa.
Le indagini hanno inoltre evidenziato possibili irregolarità nella formazione obbligatoria: diversi operai sarebbero stati impiegati senza adeguata preparazione o con certificazioni risultate false.
Accanto agli arresti risultano indagate altre cinque persone, tra cui responsabili di imprese coinvolte nella filiera e soggetti accusati di aver contribuito alla produzione di documentazione non veritiera sulla sicurezza.
«È un’inchiesta di una gravità estrema che riguarda la più grande opera infrastrutturale finanziata con il PNRR. Chiediamo chiarezza immediata su controlli e responsabilità» hanno dichiarato i deputati del Partito Democratico Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino. «Le accuse sono molto serie e vanno accertate fino in fondo, ma è necessario attendere gli sviluppi delle indagini senza anticipare conclusioni» ha affermato la sindaca di Genova.
Alessandro Manna

