Il progetto pilota di Ingolstadt prevede distacchi volontari fino a 24 mesi presso aziende come MBDA, Diehl, KNDS e Airbus
Dalle linee di produzione delle automobili a quelle dell’industria militare. È il percorso del progetto pilota avviato da Audi nello stabilimento di Ingolstadt, dove alcuni dipendenti potranno essere temporaneamente distaccati presso aziende tedesche della difesa. L’iniziativa nasce dalla collaborazione con MBDA, Diehl, KNDS e Airbus e coinvolge anche i ministeri dell’Economia della Baviera e il governo federale.
Il trasferimento sarà esclusivamente volontario e potrà durare al massimo 24 mesi. Gli interessati manterranno il contratto con Audi, continueranno a ricevere lo stipendio previsto dagli accordi aziendali, con un’integrazione, e al termine del periodo potranno tornare nello stabilimento dei Quattro Anelli. Tra i profili richiesti figurano ingegneri, responsabili della qualità, project manager e lavoratori delle officine impegnati nello sviluppo tecnico e nel controllo qualità.
L’operazione arriva mentre il settore automobilistico tedesco attraversa una fase di profonda trasformazione. Il gruppo Volkswagen è impegnato in un vasto piano di riduzione dei costi e Audi prevede di tagliare entro il 2029 circa 7.500 posti di lavoro attraverso misure considerate socialmente sostenibili. A Ingolstadt la capacità produttiva raggiunge le 450mila vetture l’anno, ma la produzione attuale sarebbe poco superiore alle 300mila unità. Anche lo stabilimento di Neckarsulm lavora al di sotto delle proprie potenzialità e il suo futuro resta oggetto di discussione.
Nel frattempo, l’industria della difesa tedesca vive una fase opposta, sostenuta dall’aumento degli investimenti e dalla crescente domanda di sistemi missilistici, difesa aerea e tecnologie senza pilota. MBDA, che ha uno dei suoi principali siti tedeschi a Schrobenhausen, punta a raddoppiare la produzione di missili e gli investimenti entro il 2030, prevedendo anche migliaia di nuove assunzioni in Europa.
Il progetto Audi prova così a far incontrare due esigenze apparentemente lontane: ridurre il rischio di esuberi nel settore automobilistico e colmare la carenza di personale qualificato nella difesa. Una logica condivisa dal consiglio di fabbrica. Il suo presidente, Jörg Schlagbauer, sottolinea che “in questo modo si possono evitare il ricorso al lavoro a orario ridotto e le conseguenti perdite economiche”, ribadendo che la priorità resta “salvaguardare i posti di lavoro, scongiurare tagli al personale e rafforzare il valore aggiunto industriale a livello locale”.
Per ora, però, restano da definire numeri e modalità operative. Audi parla di forte interesse tra i lavoratori, ma non ha indicato quanti potranno effettivamente partecipare. Airbus conferma il proprio coinvolgimento, precisando che “i dettagli concreti sono attualmente ancora in fase di definizione”. Resta inoltre da capire se un modello analogo verrà esteso allo stabilimento Audi di Neckarsulm.
Alessandro Manna
