Dai portuali genovesi alla manifestazione di Potere al Popolo nella capitale: due appuntamenti che la Rete dei Comunisti considera parte di una stessa fase di lotta politica e sociale
Sabato 3 ottobre si presenta, secondo la Rete dei Comunisti, come una giornata particolarmente significativa per il rilancio di un’opposizione politica e sindacale organizzata, indipendente e combattiva. È infatti nella stessa giornata che a Genova e a Roma si svolgeranno due iniziative che, nella lettura proposta dall’organizzazione, pur muovendosi su terreni differenti, sono strettamente collegate e rappresentano «due momenti complementari dell’attuale fase della lotta di classe nel nostro paese».
A Genova, alle ore 14 presso il CAP di via Albertazzi, è convocata l’Assemblea Generale Operativa con i lavoratori portuali, appuntamento pensato per costruire la mobilitazione internazionale del 30 ottobre. La Rete dei Comunisti colloca questa iniziativa nel percorso aperto dalla giornata di lotta dello scorso 6 febbraio e sottolinea come la nuova mobilitazione stia già raccogliendo una partecipazione internazionale significativa. Sono infatti sette i sindacati coinvolti, con rappresentanze presenti in almeno quaranta porti di sei Paesi, mentre scioperi e mobilitazioni sono previsti in numerosi Paesi europei e del Nord Africa. Secondo gli estensori del comunicato, inoltre, il movimento potrebbe ulteriormente allargarsi e arrivare a coinvolgere lavoratori di altre parti del mondo.
È proprio questo carattere internazionale che, per la Rete dei Comunisti, rende particolarmente importante l’appuntamento genovese. Nel comunicato viene richiamata anche la posizione dell’Unione Sindacale di Base, indicata tra i principali soggetti promotori dell’assemblea, che definisce quanto sta accadendo «un segnale straordinario che dobbiamo fare di tutto per rafforzare, estendere e rendere dirompente». Attorno a un nucleo di lavoratori organizzati e combattivi, sostengono quindi gli estensori, starebbe prendendo forma «un’ipotesi di mobilitazione internazionale ed internazionalista contro la guerra», un’esperienza che, nella loro prospettiva, dovrebbe essere generalizzata e capace di coinvolgere settori sempre più ampi del mondo del lavoro.
Genova assume in questo racconto un significato particolare. La città, secondo la Rete dei Comunisti, è diventata negli anni un simbolo della lotta contro il traffico di armi dirette verso i teatri di guerra e proprio da qui, attraverso la proposta avanzata da un lavoratore portuale, sarebbe partita la parola d’ordine «blocchiamo tutto». Gli estensori collegano quella proposta alle mobilitazioni che hanno successivamente attraversato il Paese, fino ai due scioperi generali e alle grandi manifestazioni dell’autunno scorso, promosse, nella loro ricostruzione, contro quella che definiscono la «complicità del nostro esecutivo nel genocidio palestinese» e a sostegno dell’azione della Global Sumud Flotilla, impegnata, secondo il comunicato, nel tentativo di rompere il blocco imposto a Gaza.
Ma mentre Genova sarà il centro della mobilitazione dei lavoratori portuali, a Roma la giornata del 3 ottobre assumerà un carattere prevalentemente politico. In piazza Bocca della Verità, Potere al Popolo ha infatti convocato una manifestazione contro la legge elettorale che, secondo quanto sostiene la Rete dei Comunisti, il Governo Meloni intenderebbe approvare la settimana successiva «a colpi di fiducia». È su questo terreno che gli estensori spostano l’attenzione sulla questione della rappresentanza politica e sulle conseguenze che, a loro giudizio, potrebbe avere il nuovo sistema elettorale.
La critica contenuta nel comunicato riguarda innanzitutto la possibilità che la nuova legge assegni «una maggioranza abnorme di parlamentari a chi non riesce ad averla con il voto degli elettori». A questa questione si aggiungerebbe, secondo la Rete dei Comunisti, il tentativo di «blindare» l’impossibilità di partecipare alle elezioni per quelle forze che oggi non dispongono di una rappresentanza parlamentare o che non siano collegate a soggetti già presenti nelle istituzioni. Particolare attenzione viene dedicata alla soglia delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni, indicata in 450 mila sottoscrizioni. Una soglia che, nella lettura degli estensori, finirebbe per escludere preventivamente «una parte importante del paese che non si sente rappresentata da nessuno degli schieramenti».
Il risultato, secondo la Rete dei Comunisti, sarebbe quello di restringere la competizione elettorale ai due principali schieramenti di destra e centrosinistra e, nella definizione utilizzata dal comunicato, ai «neofascisti di Vannacci». Ma la questione, per gli estensori, va oltre la singola legge elettorale e investe il funzionamento complessivo del sistema della rappresentanza. Quello che viene definito «un segno di debolezza da parte di un sistema della rappresentanza – e non solo dell’attuale esecutivo» sarebbe infatti legato alla progressiva «cementificazione» della logica del bipolarismo e dell’alternanza.
È proprio questa dinamica, secondo la Rete dei Comunisti, a rendere sempre più difficile per le classi subalterne utilizzare anche il voto come strumento di lotta politica e come possibilità di costruzione di una rappresentanza autonoma. Gli estensori richiamano in questo senso anche il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia di marzo, indicandolo come esempio della possibilità di utilizzare il voto all’interno di un più ampio conflitto politico. L’obiettivo, nella loro prospettiva, dovrebbe essere quello di permettere alle classi popolari di «esprimere una propria rappresentanza autonoma ed indipendente con contenuti antagonistici rispetto all’attuale arco parlamentare».
È su questa base che la Rete dei Comunisti dichiara di contribuire «con entusiasmo» alla riuscita dei due appuntamenti di Genova e Roma. Non si tratta, nella loro interpretazione, di due iniziative semplicemente coincidenti sul piano temporale, ma di due momenti attraverso i quali si esprimerebbero dimensioni differenti della stessa fase politica: da una parte la mobilitazione dei lavoratori e la costruzione di una giornata internazionale di lotta contro la guerra; dall’altra la battaglia sul terreno della rappresentanza e delle regole della competizione elettorale.
Il collegamento tra i due appuntamenti viene individuato dagli estensori nell’analisi della situazione internazionale e nazionale. La Rete dei Comunisti parla infatti di una «crisi sistemica del modo di produzione capitalista» che, secondo la sua interpretazione, starebbe colpendo quello che definisce «il cuore dell’imperialismo predatorio occidentale». Sul piano internazionale questa crisi si tradurrebbe, a loro giudizio, nell’accelerazione della «tendenza alla guerra nelle sue molteplici forme», mentre sul piano interno si accompagnerebbe a una crescente militarizzazione.
È in questo contesto che il comunicato individua quella che definisce una «torsione autoritaria», accompagnata da politiche di austerità che, nella lettura della Rete dei Comunisti, privilegerebbero le spese militari rispetto a quelle sociali. Tutto questo avverrebbe, secondo gli estensori, in un quadro di «sostanziale stagflazione», nel quale le condizioni materiali delle classi popolari continuerebbero a essere sottoposte a una pressione crescente.
Le classi subalterne, prosegue il comunicato, si troverebbero quindi «schiacciate in questa morsa», tra la compressione delle proprie condizioni di vita e un tentativo di costante «arruolamento», definito per il momento «più ideologico che altro». La Rete dei Comunisti collega questo processo anche alla questione internazionale e alla progressiva normalizzazione, a suo giudizio, di quella che definisce «l’accettazione del compimento del doppio genocidio» contro il popolo palestinese e contro quello cubano, quest’ultimo descritto come vittima di un processo «più silenzioso e senza bombe».
All’interno della stessa analisi si inserisce la riflessione sulla capacità delle classi dominanti di mantenere il consenso. Secondo la Rete dei Comunisti, «le classi dominanti stanno perdendo la propria capacità di tenuta egemonica sulle classi subalterne», perché sarebbero ormai incapaci di costruire consenso attorno a politiche in grado di produrre «quel benessere diffuso ed una relativa stabilità internazionale». Da qui deriverebbero, nella loro lettura, sia il processo di «delegittimazione politica dell’intera classe politica occidentale» sia la «profonda polarizzazione» che, secondo gli estensori, attraverserebbe oggi tutto l’Occidente.
Il comunicato riconosce però che questa fase è accompagnata anche da un forte conflitto sul piano ideologico e politico. La Rete dei Comunisti denuncia quello che definisce un «clima avvelenato dalla propaganda di guerra», nel quale ogni dissenso rispetto alla politica bellicista viene, a loro giudizio, presentato come «intelligenza con il nemico». Una dinamica che gli estensori collegano al ruolo assunto dall’Italia sui diversi fronti internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente, e alla contemporanea «blindatura degli spazi di agibilità democratica», che secondo la loro analisi riguarderebbe anche il Parlamento.
È tuttavia proprio dentro questa situazione che la Rete dei Comunisti sostiene di individuare nuove possibilità di iniziativa politica. Nonostante il clima internazionale, la propaganda di guerra e la restrizione degli spazi politici, gli estensori ritengono che «si aprano inedite possibilità in Italia e nel continente europeo per la ricostruzione di una ipotesi comunista». Una prospettiva che, nelle intenzioni dichiarate nel comunicato, dovrebbe rompere con quelli che vengono definiti i «Diktat imposti dalle classi dominanti» e proporsi alle classi popolari come «alternativa di sistema» rispetto alle politiche che la Rete dei Comunisti considera fallimentari.
È dunque in questa prospettiva generale che gli estensori collocano il significato politico della giornata del 3 ottobre. Genova e Roma diventano due luoghi nei quali, attraverso strumenti differenti, si confrontano la questione della mobilitazione sociale, quella della guerra e quella della rappresentanza politica. Da un lato, l’assemblea dei lavoratori portuali punta alla costruzione della mobilitazione internazionale del 30 ottobre; dall’altro, la manifestazione romana mette al centro la contestazione della legge elettorale e della restrizione degli spazi di rappresentanza.
Per la Rete dei Comunisti, il punto di contatto tra queste due iniziative risiede nella necessità di ricostruire una capacità autonoma di organizzazione e di conflitto delle classi popolari. Il 3 ottobre viene così presentato non semplicemente come la somma di due manifestazioni, ma come un passaggio all’interno di un percorso più ampio, finalizzato a «rilanciare un’opposizione politica e sindacale organizzata indipendente, combattiva e di classe».
È questa, in definitiva, la chiave attraverso cui la Rete dei Comunisti interpreta i due appuntamenti: Genova come luogo della mobilitazione operaia e internazionalista, Roma come terreno della battaglia sulla rappresentanza politica. Due dimensioni che, secondo gli estensori, devono incontrarsi nella costruzione di una prospettiva capace di restituire alle classi popolari autonomia politica e organizzativa e di porre le basi per quella «ipotesi comunista» che il comunicato indica come obiettivo strategico della fase attuale.

