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Le lacrime di coccodrillo ad ogni morte sul lavoro

Redazione by Redazione
29 Novembre 2016
in Attualità, Notizie correlate
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A Messina un’altra strage. Le istituzioni fingono di commemorare le vittime del dovere ma non applicano le leggi che prevedono l’obbligo di assumere i familiari superstiti tramite il collocamento obbligatorio

Oggi si è verificata l’ennesima strage sul lavoro. A Messina sono morti quattro operai. Stavano eseguendo lavori di pulitura di una cisterna. La fuoriuscita di gas ha investito i quattro lavoratori in pieno, avvelenandoli. Quattro famiglie distrutte. Cosa succede quando un operaio muore? Quando un operaio muore sul posto di lavoro, la parola più usata e abusata è fatalità. “Tragica fatalità”. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro. Una lacrima scende dal palco delle autorità. Scattano le dichiarazioni di indignazione da parte delle istituzioni. Qualche esponente politico e di governo malato di protagonismo e di narcisismo si affretta a rilasciare le dichiarazioni alle agenzie di stampa o alle emittenti televisive. Si mandano telegrammi di condoglianza alle famiglie delle vittime. Dopo qualche giorno i superstiti rimangono soli e finiscono sul lastrico. Il 90% dei figli o le mogli degli operai morti sul lavoro rimangono disoccupati. Le amministrazioni comunali, provinciali, le giunte regionali, le aziende partecipate e municipalizzate non hanno mai applicato le leggi che prevedono l’obbligo di assumere i familiari superstiti tramite il collocamento obbligatorio. L’obbligo è stabilito dall’articolo 3 comma 123 della legge numero 244 del 24 dicembre 200. La legge non è mai stata applicata. Le prefetture non hanno mai attivato ispezioni per verificare il rispetto delle normative. Le famiglie dei lavoratori morti sul lavoro vivono condizioni drammatiche, ai limiti della povertà.

 

 

Centinaia di madri e vedove, non solo distrutte dal dolore per la perdita affettiva ma totalmente incapaci di far fronte alla perdita economica del capofamiglia. Famiglie superstiti lasciate al proprio destino. Mamme incapaci di assicurare nemmeno i beni di prima necessità agli orfani, Figli colpevoli di onesti padri lavoratori non tutelati dalle istituzioni. Ragazzi che a cui nessuno potrà garantire nemmeno l’istruzione di base, il cui destino è irreversibilmente tracciato. E non finisce qui. La famiglia superstite di un lavoratore ucciso sul lavoro deve attendere almeno sette mesi per ottenere un indennizzo dallo Stato. L’Inail riconosce alla vedova una rendita mensile di 515 euro. E la cosa curiosa è che l’istituto assicurativo statale gode di ottima salute. Scorrendo i bilanci degli ultimi anni emergono “avanzi consolidati di amministrazione” pari a circa 2 miliardi di euro l’anno, mentre gli importi delle rendite destinate alle famiglie superstiti di lavoratori morti sul lavoro non si rivalutano da oltre sette anni. Aumentano gli operai vittime di grave malattie mortali, la cui causa è dovuta al contatto con sostanze nocive.

 

 

L’Inail, essendo una assicurazione di stato ha il compito di stabilire quando la malattia è riconducibile al lavoro e dovendo quantificare il danno per l’indennizzo ha tutto l’interesse a non riconoscere molte malattie del lavoro. In questo modo si nasconde il fenomeno delle malattie contratte fuori dai posti di lavoro. Questo tipo di malattie si manifesta dopo diversi anni di lavoro, cosa che rende difficile il collegamento con i luoghi di lavoro e le circostanze lavorative che in parte non esistono più, rendendo quasi impossibile il riconoscimento della malattia da lavoro e il risarcimento del danno, riconoscimento reso difficile perché nel frattempo il reato è andato in prescrizione. Sono migliaia gli operai che muoiono per malattie imputabili al lavoro e non riconosciute come tali dall’Inail. Tutti quei casi in cui esiste un rapporto tra patologia e lavoro: stress, violenze psicologiche, tumori ai polmoni, al naso, alla vescica e le leucemie.

Ciro Crescentini

Tags: messinamorti biancheoperai morti
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🕐 Aggiornato il: 29/11/2016 alle 21:27

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