Zakharova accusa il Governo italiano di non difendere gli interessi nazionali. Intanto, il caro-carburanti preoccupa autotrasportatori, agricoltori e famiglie
Nuove tensioni tra Mosca e Roma. A criticare duramente il Governo guidato da Giorgia Meloni è Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, che accusa l’esecutivo italiano di non agire nell’interesse dei propri cittadini e di seguire le indicazioni provenienti da Bruxelles. Dichiarazioni che riaccendono il confronto sulla guerra in Ucraina e sulle conseguenze economiche delle scelte politiche ed energetiche europee.
«La Roma ufficiale manca della volontà politica di agire negli interessi dei suoi cittadini», ha dichiarato Zakharova, secondo quanto riportato dall’agenzia russa Tass. La portavoce ha inoltre accusato il Governo italiano di non osare «opporsi alle richieste dei suoi padroni a Bruxelles» e di intraprendere «azioni russofobiche» che, secondo la sua interpretazione, sarebbero contrarie agli interessi della popolazione italiana.
Si tratta di accuse provenienti dalla diplomazia russa, che si inseriscono nel deterioramento dei rapporti tra Mosca e i Paesi occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina. Il confronto, tuttavia, non riguarda soltanto gli equilibri internazionali: investe anche le conseguenze economiche delle decisioni assunte dai governi europei.
Il caso del diesel russo e la replica di Meloni
La polemica segue le dichiarazioni della presidente del Consiglio sull’intesa relativa alle forniture di diesel russo annunciata dal presidente statunitense Donald Trump. Nel corso delle comunicazioni al Senato, Meloni ha definito l’accordo «una scelta che considero molto rischiosa», richiamando l’attenzione sulle possibili implicazioni politiche ed economiche dell’intesa.
La risposta di Mosca è stata netta: «L’accordo sul gasolio non è affar suo». La Casa Bianca ha invece difeso l’iniziativa, presentandola come un’opportunità per aumentare le forniture sui mercati internazionali e contribuire alla riduzione dei prezzi.
Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a sollecitare il sostegno degli alleati, indicando in 70 miliardi di euro le risorse necessarie per difesa, armamenti e resilienza. Sul fronte russo-americano, Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino, ha annunciato nuove iniziative nei rapporti con Washington: «A breve annunceremo alcune iniziative importanti: il ghiaccio ha finalmente iniziato a sciogliersi».
Il nodo italiano: carburanti, imprese e famiglie
Ma mentre le diplomazie si confrontano e proseguono le discussioni sugli aiuti a Kiev, in Italia resta aperta una questione fondamentale: quanto possono pesare le tensioni internazionali sull’economia reale e quali misure intende adottare il Governo per proteggere chi lavora e produce? Per gli autotrasportatori, ogni aumento del gasolio rappresenta una voce di costo significativa, che può ridurre ulteriormente margini già compressi. Per gli agricoltori, il carburante è indispensabile per lavorare i campi, utilizzare i macchinari e trasportare i prodotti. A queste spese si aggiungono quelle per fertilizzanti, energia e materie prime. Se i costi aumentano, le imprese possono trovarsi costrette a ridurre i guadagni o a trasferire parte dei rincari sui prezzi finali, con possibili ripercussioni anche sui consumatori.
Le proteste e le richieste di intervento delle categorie produttive riportano così al centro il problema della sostenibilità economica. L’andamento dei carburanti dipende da numerosi fattori, compresi gli equilibri internazionali e le quotazioni del petrolio: non sarebbe corretto attribuire ogni rincaro esclusivamente al conflitto ucraino. Resta però necessario valutare gli effetti complessivi delle scelte energetiche e delle tensioni geopolitiche sulle attività italiane.
La domanda politica: quale strategia e a quale prezzo?
È questo il punto su cui il Governo è chiamato a fornire risposte. Che senso ha proseguire nel sostegno all’Ucraina senza una valutazione trasparente dei costi, dei benefici e delle conseguenze per l’economia italiana? Quali risultati concreti si intendono raggiungere e quali strumenti verranno messi in campo per evitare che autotrasportatori, agricoltori, imprese e famiglie debbano sopportare un peso crescente?
Perché, al di là delle accuse di Mosca e delle repliche di Roma, la questione decisiva rimane quella che riguarda direttamente gli italiani: quali obiettivi si vogliono perseguire sul piano internazionale e quali garanzie vengono offerte a chi rischia di pagarne le conseguenze economiche? È su queste risposte, più che sulle dichiarazioni polemiche, che si misura la capacità della politica di tutelare concretamente cittadini e sistema produttivo.
Alessandro Manna

