L’inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza svela un sistema illecito attivo tra il 2021 e il 2024: lavori mai eseguiti ma regolarizzati tramite cessioni a catena
Un giro di crediti d’imposta inesistenti legati al “Superbonus 110%” per un valore complessivo di oltre 152 milioni di euro è stato bloccato dalla Guardia di Finanza di Napoli. Il Comando Provinciale delle fiamme gialle ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica (Sezione II – Reati contro la Pubblica Amministrazione).
Il meccanismo della frode
Al centro dell’inchiesta, coordinata dai magistrati e guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, ci sono due società operanti nel settore dell’edilizia e riconducibili a un unico centro d’interessi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso l’analisi della documentazione tecnica e i sopralluoghi, tra il 2021 e il 2024 sarebbe stata generata una imponente mole di crediti fiscali fittizi.
Dalle verifiche eseguite su 64 cantieri, i lavori dichiarati nelle asseverazioni non sarebbero stati mai eseguiti, oppure sarebbero stati completati solo in minima parte rispetto a quanto falsamente attestato.
La monetizzazione e il blocco nei cassetti fiscali
Una volta generati artificiosamente, i crediti d’imposta venivano immessi nel circuito delle cessioni previsto dalla normativa del Superbonus. Attraverso il trasferimento a soggetti acquirenti sparsi su tutto il territorio nazionale, i titoli acquisivano una “parvenza di regolarità”, consentendo così la loro compensazione o un’ulteriore circolazione.
Il provvedimento del G.I.P. ha permesso di bloccare i crediti ilcitamente generati che risultavano ancora giacenti nei cassetti fiscali, per una cifra esatta di 152.959.525,45 euro. L’obiettivo dell’intervento è impedire l’ulteriore circolazione dei fondi e scongiurare un danno irreparabile per l’Erario.
La posizione degli indagati
Dalla Procura ricordano che il provvedimento eseguito rientra nelle misure cautelari reali adottate durante la fase delle indagini preliminari, contro cui sono ammessi i normali mezzi di impugnazione. Le persone coinvolte nell’indagine sono da ritenersi presunte innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo della colpevolezza tramite sentenza irrevocabile.
Ciro Crescentini

