Il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica denuncia un «tradimento politico e democratico». Lucarelli: «La proroga dell’affidamento è legittima».
A Napoli lo scontro sul futuro di ABC, Acqua Bene Comune, entra in una fase decisiva. E il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica, insieme al Comitato Acqua Pubblica Napoli, alza il livello della denuncia dopo quanto avvenuto oggi davanti alla Commissione consiliare Infrastrutture e Mobilità del Comune di Napoli.
Per il Coordinamento Campano, quella che si sta consumando non è una semplice modifica dell’assetto societario dell’azienda idrica, ma una scelta che rischia di mettere in discussione il modello pubblico costruito dopo il referendum del 2011. «Quello che si è consumato oggi rappresenta un tradimento politico e democratico che calpesta la volontà popolare espressa da 26 milioni di italiani con il Referendum del 2011», denuncia il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica e il Comitato Acqua Pubblica Napoli.
Al centro della contestazione c’è la trasformazione di ABC da Azienda Speciale di diritto pubblico a Società per Azioni. Una prospettiva che, secondo il Coordinamento Campano, assume un significato particolarmente grave proprio a Napoli, città che per prima in Italia aveva dato attuazione al referendum trasformando l’allora Arin in azienda speciale. «È un paradosso per Napoli, la città che per prima in Italia aveva attuato il referendum del 2011 trasformando l’Arin in azienda speciale e che oggi, invece, cede alle logiche di mercato», sostengono i comitati attraverso il Coordinamento Campano.
La denuncia coinvolge anche il ruolo dei sindacati confederali. Secondo il Coordinamento Campano, a partire dalla Cgil, le organizzazioni sindacali avrebbero assunto una posizione che, invece di difendere la natura pubblica dell’acqua e i diritti dei lavoratori, finirebbe per accompagnare il percorso verso la trasformazione societaria. «La ferita assume contorni ancora più gravi per la complicità attiva dei sindacati confederali, a partire dalla Cgil: anziché difendere l’acqua come bene comune e i diritti dei lavoratori, le sigle sindacali hanno legittimato il percorso di privatizzazione societaria, barattando la natura pubblica di ABC in cambio di un piatto di lenticchie», affermano il Coordinamento Campano e il Comitato Acqua Pubblica Napoli.
L’audizione di Alberto Lucarelli
Nel corso della seduta, il confronto si è concentrato anche sulle ragioni giuridiche che dovrebbero sostenere la trasformazione di ABC. Tra gli interventi più rilevanti, quello del professor Alberto Lucarelli, ordinario della Federico II, che ha contestato diversi aspetti del percorso avviato dal Comune di Napoli. Al termine dell’audizione, Lucarelli ha ricostruito così il senso del confronto maturato in Commissione, partendo anche da una frase che, ha spiegato, gli è tornata alla mente durante la giornata: «Oggi mi è venuta in mente questa frase: “tutto tranne la vostra personale cortesia e contro di me”».
Al di là della citazione, il costituzionalista ha sostenuto che proprio il confronto in Commissione avrebbe fatto emergere le contraddizioni presenti nel progetto di trasformazione di ABC. «In ogni caso sono emerse tutte le contraddizioni di una trasformazione che è frutto di una volontà politica che dall’inizio ha mostrato una grande insofferenza verso gestioni di natura pubblicistica e partecipata», ha dichiarato Lucarelli.
Secondo il professore, l’audizione avrebbe consentito di mettere a confronto le diverse posizioni e di affrontare nel merito la questione della proroga dell’affidamento del servizio idrico. «Queste contraddizioni oggi sono emerse in Commissione consiliare e ho potuto in questo modo dimostrare finalmente, in un contraddittorio, che la proroga dell’affidamento del servizio idrico ad ABC è legittima», ha affermato Lucarelli.
Il costituzionalista ha quindi concentrato la propria critica sulla tempistica con cui si starebbe procedendo alla trasformazione societaria, richiamando l’assenza, prima del passaggio a Spa, di alcuni strumenti di programmazione. «Quello che sta avvenendo nel Comune di Napoli è privo di logica, laddove la trasformazione avviene prima di un Piano industriale, prima di un Piano d’ambito, con la fretta addirittura che non consente l’acquisizione di un parere da parte del segretario comunale», ha sostenuto Lucarelli.
Nella sua ricostruzione, dunque, la questione non riguarderebbe soltanto la scelta della forma societaria, ma anche l’ordine nel quale il Comune starebbe procedendo rispetto agli strumenti di programmazione e agli approfondimenti amministrativi. Lucarelli ha poi collegato la vicenda di ABC al referendum del 2011, denunciando quello che considera un mancato rispetto dell’esito di quella consultazione. «Totale spregio nei confronti del referendum del 2011», ha affermato il professore, aggiungendo una contestazione relativa alla disciplina europea sulle forme societarie.«E non conoscenza delle regole del diritto europeo che, rispetto alle forme societarie, impone il principio della neutralità», ha sostenuto Lucarelli.
Un passaggio centrale della sua argomentazione ha riguardato infine la natura della proroga dell’affidamento. Secondo il costituzionalista, infatti, la proroga prevista per ABC non potrebbe essere assimilata a un nuovo affidamento o a un rinnovo. «La proroga non è nuovo affidamento, non è rinnovo: è un atto previsto dalla convenzione che è antecedente al decreto Draghi, che tra l’altro presenta più profili di illegittimità costituzionale», ha dichiarato Lucarelli.
Le parole del professor Lucarelli si inseriscono così nel quadro delineato dal Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica, che considera l’audizione un momento centrale per contestare la necessità e la legittimità del passaggio di ABC da Azienda Speciale a Società per Azioni.
I nodi sollevati dai comitati
Uno degli aspetti contestati riguarda proprio la presunta obbligatorietà del passaggio alla Spa. Secondo quanto riferiscono i comitati, la relazione di Lucarelli dimostrerebbe invece la piena legittimità della possibilità di prorogare per trent’anni la concessione ad ABC mantenendo la forma dell’Azienda Speciale. «La relazione del professor Lucarelli dimostra la piena legittimità giuridica di una proroga trentennale della concessione ad ABC come Azienda Speciale, smentendo la presunta obbligatorietà del passaggio a Spa», afferma il Coordinamento Campano.
Un altro punto sollevato dai comitati riguarda la mancanza, nella fase attuale, del Piano d’Ambito e del Piano Industriale. Per il Coordinamento Campano, si procederebbe dunque alla trasformazione dell’azienda senza aver prima verificato la sostenibilità complessiva del progetto. «Si trasforma a scatola chiusa, senza verificare la sostenibilità del progetto», denunciano i comitati, richiamando le osservazioni formulate dal professor Lucarelli.
La trasformazione avrebbe inoltre, secondo il Coordinamento Campano, una conseguenza sostanziale sulla natura giuridica dell’azienda: da ente di diritto pubblico strumentale a società di diritto privato. «Da ente di diritto pubblico strumentale si passa a una società di diritto privato», sottolineano i comitati, evidenziando quello che considerano un cambiamento radicale rispetto all’attuale configurazione di ABC.
Resta poi, nella denuncia del Coordinamento Campano, la questione della convenienza dell’operazione. I comitati sostengono infatti che non sarebbe stata dimostrata la convenienza tecnica ed economica della trasformazione e ricordano che ABC è un’azienda che chiude i propri bilanci in utile. «La convenienza tecnica ed economica di questa trasformazione non è mai stata dimostrata. ABC è un’azienda sana che chiude i bilanci in utile», afferma il Coordinamento Campano.
Nel mirino finisce anche il sistema di controllo e partecipazione collegato all’attuale modello. Secondo i comitati, il nuovo assetto comporterebbe infatti la perdita di centralità del Comitato di Sorveglianza e un ridimensionamento della natura partecipata dell’ente. «Viene neutralizzato il Comitato di Sorveglianza e la natura partecipata dell’ente», denunciano il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica e il Comitato Acqua Pubblica Napoli.
Per i promotori della mobilitazione, infine, non si tratterebbe soltanto della trasformazione di una struttura amministrativa o societaria. In gioco ci sarebbe l’esperienza maturata da ABC nel corso degli anni e riconosciuta, secondo i comitati, anche al di fuori del territorio nazionale. «Ma soprattutto si smantella un’azienda premiata e riconosciuta in Italia e studiata come modello di gestione della risorsa idrica in tutto il mondo», sostiene il Coordinamento Campano.
È su questo insieme di questioni che si concentra dunque la denuncia dei comitati dopo la seduta di oggi a Palazzo San Giacomo. Il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica ritiene che la politica abbia rinunciato al proprio ruolo di garante dei diritti fondamentali e annuncia che la mobilitazione proseguirà. «Noi non staremo a guardare mentre si compie questo scippo: la mobilitazione andrà avanti in ogni sede, legale e di piazza, perché si scrive acqua e si legge democrazia», è il messaggio conclusivo del Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica e del Comitato Acqua Pubblica Napoli.
Ciro Crescentini
