Il 20 e 21 giugno il piccolo centro salernitano celebra il solstizio con la seconda edizione della sua Festa della Musica. Tra i protagonisti Davide Cantarella, i Lumakaos e Peppe Cirillo: a raccontarceli è il produttore discografico Tino Coppola, che ne segue il percorso artistico.
C’è chi la musica la fa e chi la fa accadere. Tino Coppola appartiene alla seconda categoria, anche se le radici affondano nella prima: produttore ed editore discografico, fondatore della Bit & Sound Music e patron di Palco d’Autore, da anni lavora dietro le quinte per costruire ponti tra gli artisti che segue e un pubblico più ampio. Non è tra gli organizzatori della Festa della Musica di Albanella, ma quest’anno alcuni degli artisti di cui cura il percorso saranno proprio qui, sul palco delle due giornate, il 20 giugno l’apertura e il 21 giugno il solstizio. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare l’appuntamento e i musicisti che porta con sé
Partiamo dall’inizio. Da dove nasce la Festa della Musica?
«Nasce in Francia, nel 1982. L’idea fu del ministro della Cultura Jack Lang, insieme a Maurice Fleuret, allora direttore della musica e della danza. Erano partiti da un dato semplice ma rivoluzionario: milioni di francesi suonavano uno strumento, ma la grande musica restava confinata nei teatri, lontana dalla gente. Così decisero di restituirla alle strade. Il nome stesso è un gioco di parole: fête de la musique suona come faites de la musique, “fate musica”. Non era un festival, era un invito. E il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, le piazze si riempirono».
E in Italia?
«Da noi è cresciuta soprattutto grazie all’AIPFM, l’associazione che la promuove dal 2002, e ha avuto una spinta decisiva dal 2016 con il sostegno del Ministero della Cultura. Oggi sono centinaia i comuni che aderiscono con migliaia di esibizioni. Quest’anno è la trentaduesima edizione, dedicata al tema “La voce dei luoghi”. E secondo me è proprio questo il punto: la Festa della Musica non è fatta per i grandi palchi, è fatta per i territori. Per i paesi».
Albanella ha scelto di sdoppiare l’evento in due giornate. Cosa ne pensa?
«È una scelta giusta. Il 20 si apre, il 21 si chiude nel segno del solstizio. Due giorni danno respiro agli artisti e al pubblico, creano un percorso. Non un singolo concerto, ma un racconto che si sviluppa. Io non organizzo nulla, ci tengo a dirlo: il merito è di chi mette in piedi l’evento. Il mio ruolo è un altro, sto accanto agli artisti».
Che impressione le ha fatto questa specifica realtà?
«Negli anni sono stato in diversi appuntamenti legati alla Festa della Musica in Italia e all’estero, in posti molto diversi tra loro. Quest’anno mi trovo in una località dove la festa arriva alla sua seconda edizione, e ho potuto apprezzare la passione e l’entusiasmo con cui è stata organizzata. Sono cose che si sentono, non si improvvisano. Ad Albanella, oltre ai musicisti che seguo, sono in programma molti altri artisti, a cui va il mio saluto: è la loro presenza, tutta insieme, a fare la festa».
Quali musicisti, di quelli che lei segue, saliranno sul palco il 20 giugno?
«Ci sarà Davide Cantarella, percussionista di grande nome: uno che con il ritmo ti tiene insieme rigore e istinto, e che sa dialogare con qualsiasi linguaggio. Poi i Lumakaos (Colomba Pappalardo, Donato Fortunato e Pio Rispoli), una formazione di giovani musicisti che mi entusiasma: prendono la tradizione e la portano verso nuovi orizzonti, lavorando sulla contaminazione e sulla musica etnica con uno sguardo curioso, mai nostalgico. E Peppe Cirillo, un artista-cantautore colto e raffinato che la tradizione la porta nel mondo, un custode di un patrimonio sonoro che continua a parlare ben oltre i nostri confini. Oggi impegnato con il progetto AntiquaSaxa, il gruppo con cui continua a riscuotere importanti successi a livello nazionale e internazionale. Insieme a loro, sulle due giornate, tante altre realtà del territorio».
C’è un filo invisibile che lega artisti così diversi?
«Sì, ed è esattamente il mio modo di intendere il lavoro: tenere insieme le radici e il futuro. Cantarella, i Lumakaos, Cirillo, ognuno a suo modo dimostra che la tradizione non è un museo, è materia viva. Va maneggiata, contaminata, fatta viaggiare. È questo che mi interessa come produttore: prendere ciò che nasce in un piccolo centro e dimostrare che ha la statura per arrivare ovunque».
Cosa si augura che resti nel pubblico dopo il solstizio d’estate?
«Che la gente capisca che la musica appartiene, prima di tutto, a chi la fa. Che un percussionista, un gruppo di ragazzi, un cantore della tradizione possono accendere un paese intero. E che da Albanella, in due sere di giugno, può partire qualcosa che va molto più lontano di quanto immaginiamo».

