Le sanzioni erano state imposte nel 2025 e limitavano ingresso negli USA e operazioni bancarie
Un tribunale federale degli Stati Uniti ha deciso di sospendere temporaneamente le sanzioni adottate dall’amministrazione statunitense contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui Territori Palestinesi, figura molto nota per le sue dure prese di posizione contro Israele e per le accuse rivolte alle operazioni militari nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati.
La decisione del giudice non rappresenta ancora una conclusione definitiva del caso, ma costituisce una misura cautelare in attesa del giudizio finale sull’appello presentato contro le restrizioni. Nel provvedimento, il magistrato ha spiegato di ritenere che il ricorso abbia basi giuridiche solide e concrete possibilità di essere accolto.
Le sanzioni, introdotte nel maggio 2025 durante la presidenza di Donald Trump, impedivano ad Albanese di entrare negli Stati Uniti e limitavano inoltre la possibilità di effettuare operazioni bancarie nel paese. Il provvedimento era stato adottato facendo riferimento a un ordine esecutivo che autorizzava il Dipartimento di Stato a colpire chiunque sostenesse le iniziative della Corte Penale Internazionale relative alle accuse di crimini di guerra rivolte al governo israeliano.
Nel caso specifico della relatrice ONU, l’amministrazione statunitense aveva anche sostenuto che alcune sue dichiarazioni rappresentassero una minaccia agli interessi nazionali e alla sovranità degli Stati Uniti. Tra gli elementi contestati figurava un rapporto nel quale Albanese accusava diverse aziende americane di contribuire, direttamente o indirettamente, alla distruzione del popolo palestinese.
La figura di Albanese è da tempo al centro di forti controversie internazionali. Pur essendo considerata una delle voci più visibili nella denuncia delle violazioni subite dai palestinesi, le sue posizioni sono state spesso giudicate da alcuni governi e osservatori come sbilanciate o eccessivamente ostili nei confronti di Israele.
Nella decisione preliminare, il giudice ha osservato che le misure punitive sembrerebbero essere state adottate principalmente a causa delle opinioni espresse dalla relatrice. Sebbene Albanese non possieda la cittadinanza statunitense, il tribunale ha accolto l’argomentazione avanzata dai suoi familiari — il marito e la figlia, che hanno promosso il ricorso — secondo cui i suoi legami con gli Stati Uniti sarebbero sufficienti a garantirle alcune tutele costituzionali. Tra questi elementi sono stati citati la proprietà di un’abitazione a Washington e il fatto che sua figlia sia cittadina americana.
La vicenda resta ora in attesa della sentenza definitiva, che dovrà stabilire se le sanzioni imposte dall’amministrazione statunitense siano compatibili con i principi costituzionali e con la tutela della libertà di espressione.
Ciro Crescentini

