47% dei lavoratori meridionali sotto i 15mila euro annui.
Il divario salariale tra Nord e Sud si amplia e assume i contorni di una frattura strutturale. Nel 2024 il salario lordo medio nel settore privato è di 24.486 euro, mentre nel Mezzogiorno si ferma a 18.148: quasi il 26% in meno. A certificarlo è uno studio dell’ufficio economico della Cgil sui dati Inps. Nel Sud, inoltre, quasi metà dei lavoratori — il 47,3%, pari a 2,1 milioni di persone — non supera i 15mila euro lordi annui.
A incidere sono soprattutto meno giornate retribuite (228 contro 247 a livello nazionale) e una precarietà nettamente più alta: nel Mezzogiorno il lavoro a termine coinvolge il 34,5% dei lavoratori, il part-time il 43,6% e il lavoro discontinuo il 56,5%. Una combinazione che cristallizza un mercato del lavoro fragile e retribuzioni che restano le più basse del Paese.
Ferrari: “Così il Sud perde i giovani”
Per Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, questi numeri spiegano l’esodo di 175mila giovani meridionali nel triennio 2022-2024. «Se ne vanno per cercare un lavoro dignitoso. La manovra non risponde a nessuna delle criticità che denunciamo, per questo il 12 dicembre scendiamo in sciopero». Ferrari respinge anche la proposta di differenziare territorialmente i salari: «Le gabbie salariali esistono già nei fatti e vanno superate».
Le richieste del sindacato: cosa chiede la Cgil al governo
Lo sciopero generale diventa lo strumento per sostenere un pacchetto di misure che la Cgil ritiene indispensabili per affrontare l’emergenza salariale. La prima è la restituzione dei 25 miliardi che, secondo il sindacato, lavoratori e pensionati avrebbero versato in più negli ultimi tre anni a causa del drenaggio fiscale.
La seconda riguarda un ripensamento complessivo del sistema tributario: stop alla flat tax e maggiore progressività, con un contributo di solidarietà dell’1,3% applicato ai redditi netti superiori a 2 milioni l’anno. Una misura che coinvolgerebbe circa 500mila contribuenti, per un gettito stimato di 26 miliardi.
Alle richieste fiscali si aggiunge la riforma delle pensioni: per la Cgil l’innalzamento dell’età effettiva di uscita dal lavoro sta penalizzando chi svolge attività gravose, mentre — accusa Maurizio Landini — «il governo ha promesso di cancellare la Fornero e invece spinge l’età verso i 70 anni».
Nel pacchetto anche nuove politiche industriali, interventi sull’emergenza casa e l’abolizione delle norme che hanno ampliato la precarietà, incentivato i subappalti e aumentato i rischi sul lavoro. Un punto cruciale riguarda la pubblica amministrazione: il sindacato chiede di stabilizzare i 12mila lavoratori del PNRR in scadenza a giugno, per evitare il blocco di uffici e tribunali.
Landini: “Il mondo del lavoro chiede cambiamenti veri”
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, rivendica la natura dello sciopero: «È uno sciopero sociale e anche politico. Il governo parla d’oro di Bankitalia per non parlare dei problemi reali». Per Landini, la questione salariale è ormai urgente: «Oggi si può essere poveri pur lavorando. L’articolo 36 della Costituzione è disatteso». Collega poi i salari bassi al crollo della partecipazione democratica: «Mezzo Paese non vota perché le disuguaglianze hanno eroso la fiducia. Bisogna restituire senso al Parlamento».
Il richiamo di Mattarella
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, torna a richiamare l’attenzione sull’emergenza salariale. Un monito che la Cgil considera fondamentale. «Mattarella ha ragione: chi ha di più deve contribuire di più. Non può esserci lavoro povero in un Paese che si definisce democratico», osserva Landini.
Tensione con il governo e lo sguardo al 2026
Il rapporto con l’esecutivo resta teso. Landini accusa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di aver disertato i tavoli con il sindacato per dedicarsi alla campagna elettorale: «Un segnale politico chiaro».
Sulla riforma della giustizia, il leader della Cgil si sofferma sul referendum previsto per il 2026: «Non è una riforma ma uno strumento per controllare la magistratura». E torna a chiedere la stabilizzazione dei 12mila precari del PNRR, indispensabili per evitare paralisi nella giustizia e nella pubblica amministrazione.
Per Landini, «lo sciopero del 12 dicembre serve a cambiare la rotta. Nessun diritto è mai stato regalato».
Ciro Crescentini
