Ex sottosegretario di Forza Italia torna in carcere
La Cassazione conferma la condanna a 10 anni di carcere per l’ex sottosegretario Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione mafiosa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei difensori Agostino De Caro, Stefano Montone ed Elena Lepre.
In primo grado, il 17 novembre 2016, l’ex coordinatore di Forza Italia in Campania era stato condannato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere a nove anni di cella. Per Cosentino è la seconda condanna definitiva dopo quella a quattro anni per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano (Napoli), mentre l’ex parlamentare è stato assolto definitivamente in altri due processi in cui gli venivano contestati reati di camorra, uno detto “Il Principe e la Scheda Ballerina” e quello noto come “Carburanti”, che aveva coinvolto anche i fratelli e l’azienda di famiglia (l’Aversana Petroli).
Il processo giunto oggi a conclusione, il cosiddetto Eco4, è però il più importante tra quelli istruiti dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli a carico dell’ex sottosegretario del Governo Berlusconi, in quanto pur prendendo le mosse dalle infiltrazioni camorristiche riscontrate nella società Eco4, che si occupava nei primi anni duemila di raccolta dei rifiuti in una ventina di comuni del Casertano – celebre la frase “l’Eco4 song io”, che Cosentino avrebbe detto nel corso di un incontro al pentito dei Casalesi Gaetano Vassallo – ha fotografato oltre venti anni di storia camorristica, da fine anni ’80 al 2009, un arco temporale in cui Cosentino – è emerso dai processi – ha stretto un patto con i vertici storici del clan dei Casalesi, da Francesco Bidognetti a Francesco “Sandokan” Schiavone, garantendo un appoggio costante alla cosca in cambio del sostegno elettorale alle varie elezioni.
Appoggio al clan che si sarebbe concretizzato soprattutto nell’infiltrazione del clan nell’Eco4, gestita da un Consorzio pubblico (il Caserta4) e da due imprenditori privati collusi con i Casalesi, i fratelli Michele (ucciso nel 2008 dai killer dell’ala stragista guidata da Giuseppe Setola) e Sergio Orsi, quest’ultimo già condannato per tali vicende. In primo grado il tribunale aveva riconosciuto Cosentino colluso fino al 2004, mentre la Corte di Appello aveva esteso tale termine al 2009 aumentando la pena di un anno, e ciò sulla base della sentenza di condanna di primo grado che Cosentino aveva nel frattempo avuto nel processo il “Principe”, in cui poi è stato assolto in Appello e Cassazione.
I legali di Cosentino, che hanno sempre rigettato le accuse, basate soprattutto sulle dichiarazioni di numerosi pentiti, speravano che la Suprema Corte, in sede di decisione di Eco4, tenesse conto delle assoluzioni definitive avute da Cosentino per “Il Principe” e il processo “Carburanti”, ma invece così non è stato.
Delusi i difensori. “Ma non ci fermiamo” dicono. Ora per Cosentino si riaprirà il carcere.
L’ex politico ha già trascorso in regime di carcerazione preventiva oltre quattro anni tra carcere e domiciliari tra il marzo 2013 – entrò in cella la prima volta quando si insediò il Parlamento e lui, non candidatosi, perse l’immunità – e il febbraio 2018.
I suoi avvocati riferiscono che si andrà a costituire nelle prossime ore. A inizio marzo Cosentino aveva incassato un’assoluzione definitiva nell’ambito del processo “Il principe e la ballerina” che riguardava sempre i rapporti dell’ex parlamentare con i casalesi. A carico di Cosentino anche un’altra condanna definitiva a 4 anni per corruzione in un altro processo.
