Angeli a pezzi: Inchiesta dal basso sul Mercato del Lavoro – I Puntata

Angelo guadagnava abbastanza bene, ma il mantenimento del furgone, il suo acquisto, carburante e le tasse non gli consentivano nessun risparmio. Ma, giorno dopo giorno, questa vita lo ha logorato

Angelo è un padroncino, una finta partita iva: è un libero professionista a parole, perché lavora a cottimo per una singola azienda e seguendone ordini e vessazioni. È napoletano e non si chiama Angelo. Vive in una provincia italiana del Centro e sogna di costruire giocattoli, ma consegna quotidiani e riviste.

Alle due di notte si vede solo la scia dei fari. Inizia il mio vagare nel verde nero. Sonno, quel sentirmi già sporco di fatica, guido senza pensare, senza guardare: ho una specie di pilota automatico, che sa cosa fare e dove andare. Arrivo al magazzino e cerco di svegliarmi. Primo carico: quello pesante dei quotidiani, poi riparto. Centinaia di chilometri, mentre il nero diventa verde, solo verde. Per noi napoletani questa monotonia è un tormento. La campagna è bella solo qualche ora. Poi ti ingoia e a volte urlo da solo, contro il verde e contro i giornali. Ogni pacco ha un destinatario, un’ombra, un numero, qualcuno che si intravede o no nel buio. Ancora verde, ancora strada e alle 10 mi fermo a un bar, per dare telefonicamente un saluto alla mia compagna. Ho scassato già tutto nella mia vita e, mi dispiace dirtelo, ma sto scassando anche questo rapporto. Però ci provo a tenere le cose insieme, ma si scassano sempre. Torno al magazzino e ricarico. Secondo carico. Sono i periodici e cose varie. Rifaccio lo stesso identico giro, fermandomi negli stessi identici posti. E ulcerandomi nel traffico. Questa volta esce un saluto, un sorriso, una piccola chiacchiera tra umani. Ritiro i quotidiani invenduti del giorno prima. Sembrano già galline morte, cose inutili, ma io devo ritirare, per poi conteggiare il venduto: quello che effettivamente i giornalai pagano. Torno al magazzino che mi sento uno straccio. Quello è il momento dei conti, con il cervello che balla da solo, i numeri che si confondono e, dalla stanchezza, devo fare tre volte i conti. Poi torno a casa. Altri chilometri, sempre con un pilota automatico che sa dove andare. Arrivo a casa alle 17, a volte alle 18, quando faccio la spesa o qualche commissione. La mia quasi ex non ci sta: lavora.  Mi faccio una doccia e l’aspetto. A casa non ho voglia di niente: leggere, tv, cucinare, niente. Mi faccio un paio di birre e l’aspetto. Verso le sette mangiamo, guardandoci storto, poi vado a letto qualche ora: la sveglia è sempre alla una e trenta

Angelo guadagnava abbastanza bene, ma il mantenimento del furgone, il suo acquisto, carburante e le tasse non gli consentivano nessun risparmio. Ma, giorno dopo giorno, questa vita lo ha logorato. Nessun rapporto sociale, familiare, nessun interesse, nessuno svago.  Nessuna sicurezza economica e, ogni piccolo progetto saltava senza motivo: un treno di gomme da comprare e addio qualsiasi idea. Era diventato un fantasma freddo e, quel verde-nero, ha mandato in frantumi tutto. Così un giorno mi ha salutato ed è scappato via, lasciando dietro molti buffi e poco amore.

Luca Musella

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