Crac Novaceta, Gianni Lettieri condannato a 4 anni

Sentenza di primo grado nel processo milanese per la bancarotta della azienda leader nel settore chimico-tessile. Su 19 imputati, riconosciuti colpevoli in 17

Crac Novaceta, Gianni Lettieri condannato a 4 anni e 4 mesi. In primo grado una pioggia di condanne (17), e 2 assoluzioni, nel processo milanese per la bancarotta della storica azienda chimico-tessile di Magenta. Oltre che all’imprenditore napoletano – candidato sconfitto a sindaco di Napoli nel 2011 e 2016- il tribunale di Milano ha inflitto condanne, tra gli altri, al manager Maurizio Cimatti (7 anni), all’avvocato Nicola Squillace, ritenuto l’amministratore di fatto della società (6 anni e mezzo), al fratello del vicepresidente e ad di Pirelli, Roberto Tronchetti Provera, presidente del Cda dall’ottobre 2003 a maggio 2005 (4 anni). Il collegio, presieduto da Patrizia Lacaita, ha condannato – rispettivamente a 3 anni e 4 mesi e 3 anni e 2 mesi – anche Mario e Luca Celentano, considerati “teste di legno” di Cimatti; a 3 anni e mezzo l’ex consigliere Riccardo Ciardullo e a 2 anni e 8 mesi Maurizio Dorigo, liquidatore di BembergCell, il nome assunto in seguito dall’azienda leader nella produzione di filo acetato. Secondo la pm Bruna Albertini, tutti gli imputati si sarebbero resi colpevoli di “operazioni distrattive e di depauperamento di ampia portata”, per un totale di circa 70 milioni di euro. Una “mala gestio” iniziata sotto la gestione Cimatti ma, dal 2007 in poi, proseguita con Lettieri, prima amministratore unico e poi presidente della società, “con il risultato di lasciare senza lavoro” circa 220 operai. Tra gli assolti, invece, il figlio di Gianni Lettieri.

 

Soddisfazione espressa dai lavoratori,costituiti nel Movimento Popolare Dignità e Lavoro: “Questa sentenza è importante – afferma il loro rappresentante – in quanto per la gran parte dei capi di imputazione e per la maggior parte degli imputati ci sono state condanne. Il nostro risarcimento al momento è sotto forma di provvisionale. Ora dobbiamo valutare se avviare un procedimento civile”.

 

Gianni Lettieri commenta: “La sentenza su Novaceta è intervenuta in merito ad uno stabilimento che ho rilevato in concordato, salvandolo da un fallimento oramai certo. Ho gestito l’azienda per due anni e successivamente l’ho ceduta ad altri imprenditori. Ci tengo a sottolineare ancora una volta che il fallimento oggetto del processo è avvenuto dopo la mia gestione”. “Ad ogni modo – aggiunge l’imprenditore-, la sentenza di primo grado ha fatto cadere l’accusa per me più odiosa, ovvero quella di bancarotta documentale. Sono certo che in appello cadrà anche quella relativa all’acquisto dell’opificio industriale. Continuo a lavorare con la tranquillità di sempre”.

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