Scrittura
Napoli, la mobilitazione dei lavoratori del facchinaggio e dei multiservizi porta a un primo risultato. Al centro della vertenza la tutela della salute, la sanificazione delle divise e il rischio biologico legato al lavaggio domestico dei dispositivi di protezione individuale
E’ stata promossa oggi, 13 ottobre, una iniziativa di lotta dei lavoratori del settore facchinaggio e multiservizi dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, che hanno aderito allo sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali Cobas e USB. La protesta, articolata nelle fasce orarie dalle 7.30 alle 10.30 e dalle 13 alle 17, si è svolta nel rispetto della legge 146/1990 in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Al centro della vertenza, la sicurezza nei luoghi di lavoro e, in particolare, la necessità di garantire che il lavaggio e la sanificazione delle divise e dei dispositivi di protezione individuale (DPI) siano gestiti direttamente dall’azienda ospedaliera, evitando che gli indumenti potenzialmente contaminati vengano portati nelle abitazioni dei lavoratori.
La mobilitazione ha portato a un confronto con i vertici dell’Istituto Pascale. Una delegazione sindacale composta da Antonietta Acanfora e Maurizio De Rosa, appartenenti agli esecutivi provinciali di Cobas e USB, ha incontrato la direttrice amministrativa Maria Maiorano e il direttore generale Maurizio Di Mauro. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali promotrici dello sciopero, l’incontro ha prodotto un risultato concreto: l’amministrazione ha confermato l’intenzione di procedere con l’internalizzazione del servizio di lavanderia e sanificazione delle divise a partire dal 1° novembre 2026, anche attraverso lo stanziamento di una parte delle risorse necessarie da parte dell’ospedale.

Una decisione che Cobas e USB considerano un primo passo importante per rafforzare la tutela della salute dei lavoratori impiegati nei servizi esternalizzati all’interno di una struttura sanitaria caratterizzata da un elevato rischio biologico.
Il nodo dell’indennità per il lavaggio domestico delle divise
La vertenza riguarda anche l’indennità di 1,50 euro a presenza, introdotta nel 2022 attraverso un accordo di secondo livello per compensare il lavaggio domestico delle divise. Secondo Cobas e USB, tale somma non può essere considerata una componente salariale, ma rappresenta esclusivamente un indennizzo per un’attività che, a loro giudizio, non dovrebbe ricadere sui lavoratori, soprattutto in un ambiente ospedaliero.
Le organizzazioni sindacali contestano l’impostazione sostenuta, secondo quanto riportato nel loro comunicato, da CGIL, CISL e UIL nel corso di un incontro telematico tenutosi il giorno precedente con la società CSG, affidataria del servizio di pulizia e sanificazione. In quella sede, le tre sigle avrebbero espresso contrarietà all’internalizzazione, sostenendo che la modifica potrebbe comportare la perdita di un diritto acquisito e di una quota di salario.
Una posizione che Cobas e USB respingono con decisione. Per i promotori della protesta, l’indennità non può giustificare il mantenimento di una modalità di gestione delle divise che, secondo la loro valutazione, espone i lavoratori e i loro familiari a possibili rischi di contaminazione. I sindacati richiamano, in questo senso, il decreto legislativo 81/2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, contestando l’accordo del 2022 e sostenendo che abbia favorito il contenimento dei costi dell’azienda appaltatrice a discapito delle necessarie misure di protezione.

«La salute non si monetizza»
Il punto centrale della protesta è proprio questo: la sicurezza non può essere subordinata a una compensazione economica. Cobas e USB sottolineano che i lavoratori da loro rappresentati sono disponibili a rinunciare all’indennità di 1,50 euro a presenza pur di ottenere una gestione aziendale della lavanderia e della sanificazione dei DPI.
L’obiettivo è impedire che gli indumenti utilizzati durante il lavoro in ospedale vengano trasportati e lavati nelle abitazioni private, con il rischio di trasferire eventuali agenti patogeni agli ambienti domestici e ai familiari. Una questione che, secondo i sindacati, deve essere affrontata prioritariamente nell’ambito delle misure di prevenzione e protezione previste per chi opera in un contesto sanitario.
La contrapposizione tra le diverse organizzazioni sindacali si concentra dunque sul significato dell’indennità e sulle conseguenze dell’internalizzazione, ma per Cobas e USB la priorità resta garantire condizioni di lavoro sicure e impedire che gli oneri della gestione delle divise ricadano sui dipendenti.
L’internalizzazione attesa per novembre 2026
Al termine della giornata di mobilitazione, Cobas e USB hanno espresso soddisfazione per l’attenzione e la disponibilità al confronto manifestate dalla direttrice amministrativa Maria Maiorano, dal direttore generale Maurizio Di Mauro e dall’amministrazione dell’Istituto Pascale.
La conferma dell’internalizzazione del servizio di lavanderia dal 1° novembre 2026 rappresenta, secondo le organizzazioni sindacali, un primo risultato della vertenza. Resta ora da seguire il percorso necessario per tradurre l’impegno annunciato in una concreta riorganizzazione del servizio.

I sindacati hanno assicurato che continueranno a vigilare sull’iter fino alla completa attuazione del provvedimento, affinché la gestione delle divise e dei dispositivi di protezione individuale avvenga nel rispetto delle esigenze di sicurezza e della dignità dei lavoratori dell’indotto.
La mobilitazione di oggi riporta così al centro del dibattito il tema della responsabilità delle aziende nella prevenzione dei rischi professionali e della tutela di chi opera quotidianamente all’interno degli ospedali. Per Cobas e USB, il principio da cui partire è chiaro: la protezione della salute dei lavoratori e delle loro famiglie deve venire prima di qualsiasi valutazione economica.
Ciro Crescentini

