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Dall’asse Barracco-Faraone Mennella ad ABC: la lunga partita sull’acqua a Napoli

Redazione by Redazione
26 Luglio 2026
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Un viaggio dagli anni della privatizzazione mancata fino alla proposta della Giunta Manfredi di trasformare l’azienda speciale in società per azioni

Il confronto sulla trasformazione di ABC – Acqua Bene Comune da Azienda Speciale a Società per Azioni non riguarda soltanto il futuro della gestione del servizio idrico cittadino. Per comprenderne la portata è necessario tornare indietro di oltre vent’anni, quando la Campania rappresentava uno dei principali laboratori delle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici.

L’attuale dibattito, che divide amministrazione comunale, movimenti per l’acqua pubblica e giuristi, si inserisce infatti in una storia segnata dall’intreccio tra politica, grandi gruppi industriali e finanza di progetto.

Gli anni della privatizzazione

All’inizio degli anni Duemila l’indirizzo politico prevalente era orientato verso la trasformazione delle aziende pubbliche in società per azioni e l’affidamento di grandi opere attraverso il project financing. In questo contesto nacque il Consorzio Acqua Blu, individuato come il principale soggetto destinato a gestire una parte significativa del ciclo idrico regionale, in particolare gli impianti di depurazione.

Tra le figure di riferimento di quella stagione spiccava Maurizio Barracco, presidente del Consorzio Acqua Blu dal 2002 al 2009 e, nello stesso periodo, amministratore unico e successivamente presidente di ARIN S.p.A., la società che allora gestiva il servizio idrico del Comune di Napoli. Il suo ruolo rappresentava un punto di raccordo tra la gestione pubblica cittadina e il modello societario orientato al mercato.

Accanto ad ARIN operava ICAR S.p.A., storica impresa di costruzioni della famiglia Faraone Mennella, tra i principali soggetti del consorzio. Figura di riferimento dell’azienda era Maria Luisa (Marilù) Faraone Mennella, imprenditrice appartenente a una delle famiglie storiche dell’imprenditoria campana e moglie di Antonio D’Amato, presidente nazionale di Confindustria dal 2000 al 2004.

Il progetto industriale coinvolgeva anche grandi operatori del settore, tra cui Impregilo e ACEA, con l’obiettivo di ottenere la gestione pluriennale e l’ammodernamento dei principali depuratori della Campania, dagli impianti di Cuma fino al sistema dei Regi Lagni.

Il naufragio del modello

Quel progetto, tuttavia, non riuscì mai a consolidarsi. Tra il 2006 e il 2009 il Consorzio Acqua Blu fu coinvolto in una lunga stagione di contenziosi amministrativi, ricorsi al TAR, rilievi dell’Autorità garante della concorrenza e controversie con la struttura commissariale competente per le bonifiche.

A indebolire ulteriormente l’intero impianto arrivò il dissesto di uno dei suoi principali protagonisti.Il 4 gennaio 2006 il Tribunale di Napoli dichiarò il fallimento di ICAR S.p.A. L’azienda, gravata da una pesante situazione debitoria, con cantieri bloccati e stipendi arretrati ai lavoratori, uscì definitivamente di scena, lasciando incompiute numerose opere e contribuendo al tramonto di quella stagione caratterizzata dal forte protagonismo dei grandi gruppi privati nel settore idrico.

La svolta del referendum del 2011

Il referendum del giugno 2011, con il quale la maggioranza degli elettori si espresse contro la remunerazione del capitale investito nella gestione dell’acqua, segnò una profonda discontinuità politica. Su quell’onda si inserì l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris, che avviò la trasformazione di ARIN S.p.A. nella nuova ABC – Acqua Bene Comune, costituita come Azienda Speciale di diritto pubblico.

La scelta rappresentava una netta inversione rispetto al modello precedente. L’azienda nasceva senza finalità di lucro, con l’obiettivo dichiarato di garantire una gestione integralmente pubblica del servizio e una maggiore partecipazione dei cittadini. Per i movimenti che avevano sostenuto il referendum, ABC divenne uno dei principali simboli nazionali dell’acqua come bene comune.

Il ritorno del dibattito

A distanza di oltre un decennio, il tema torna al centro del confronto politico. La Giunta guidata da Gaetano Manfredi ha proposto la trasformazione di ABC in una Società per Azioni Benefit, interamente partecipata dal Comune di Napoli e con affidamento del servizio in house, sostenendo che tale assetto sia necessario anche per adeguarsi al quadro normativo delineato dal decreto legislativo n. 201 del 2022.

L’amministrazione comunale esclude che il cambiamento possa rappresentare un ritorno alle logiche privatistiche del passato, sottolineando che il capitale rimarrebbe interamente pubblico e che il controllo resterebbe in capo al Comune.

Una lettura opposta arriva invece dai comitati per l’acqua pubblica, da alcuni dei giuristi che contribuirono alla nascita di ABC e da figure storiche del movimento, tra cui padre Alex Zanotelli.

Secondo i contrari alla riforma, la differenza non risiede soltanto nella proprietà delle quote societarie, ma soprattutto nella forma giuridica. Richiamando anche alcune pronunce del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche relative alla gestione del servizio idrico in Molise, i movimenti sostengono che l’Azienda Speciale offra maggiori garanzie di diritto pubblico rispetto a una società per azioni, anche se interamente pubblica.

Un confronto che guarda al futuro

Il nodo centrale del dibattito riguarda dunque il significato della trasformazione proposta. Per il Comune si tratta di un adeguamento organizzativo e normativo che non modifica la natura pubblica del servizio.

Per i comitati, invece, il passaggio alla forma societaria rappresenterebbe un cambiamento strutturale destinato a produrre effetti anche nel lungo periodo. Il timore è che una futura amministrazione possa, con maggiore facilità, aprire alla partecipazione di capitali privati o modificare gli assetti proprietari dell’azienda.

A distanza di vent’anni dalle grandi operazioni che avevano accompagnato il progetto del Consorzio Acqua Blu, il dibattito sull’acqua a Napoli continua quindi a ruotare attorno alla stessa domanda: quale forma giuridica è in grado di garantire, nel tempo, che un servizio essenziale resti realmente sottratto alle logiche del mercato?

Al di là delle diverse posizioni politiche, è proprio su questo interrogativo che si concentra oggi uno dei confronti più rilevanti sul futuro dei servizi pubblici della città.

Ciro Crescentini

Tags: ABC Napoli S.p.A.Acqua Bene Comune Napoliacqua pubblica Napoligestione acqua Napoli Comune Manfrediprivatizzazione acqua Napoli
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