I neolaureati italiani chiedono salari più alti, flessibilità e mansioni coerenti con gli studi. E il mercato del lavoro sembra premiare questa scelta
Per anni la laurea è stata considerata il principale strumento per costruire un futuro professionale più solido rispetto a chi si fermava al diploma. Oggi, nonostante un mercato del lavoro in continua trasformazione, questa convinzione trova ancora conferma nei numeri. I laureati italiani registrano infatti livelli occupazionali molto elevati e mostrano una crescente consapevolezza del valore delle proprie competenze.
È quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea, che ha analizzato il profilo di oltre 330 mila neolaureati e la condizione occupazionale di circa 700 mila laureati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
Una generazione meno disposta ad accettare qualsiasi proposta
Tra gli aspetti più significativi dell’indagine spicca il cambiamento nelle aspettative dei giovani verso il lavoro. Oggi il 66,9% dei neolaureati dichiara di non voler accettare un impiego a tempo pieno retribuito meno di 1.500 euro netti al mese.
Si tratta di una trasformazione profonda rispetto al passato: dieci anni fa questa posizione era condivisa soltanto dal 24,4% degli studenti prossimi alla laurea. Il dato evidenzia una nuova consapevolezza del proprio percorso formativo e del tempo investito nella costruzione delle competenze professionali.
L’attenzione, però, non riguarda esclusivamente l’aspetto economico. Sempre più giovani rifiutano incarichi considerati poco coerenti con il proprio percorso di studi. La disponibilità ad accettare mansioni non in linea con la formazione ricevuta è infatti scesa dall’87,2% al 76,4%.
Il benessere personale entra tra le priorità
Se in passato carriera e stipendio dominavano la classifica delle aspettative professionali, oggi il quadro appare molto più articolato. Cresce l’importanza attribuita all’equilibrio tra vita privata e lavoro, alla flessibilità organizzativa e alla qualità dell’ambiente professionale.
Le preferenze per una maggiore disponibilità di tempo libero sono aumentate di oltre 26 punti percentuali, mentre la richiesta di orari flessibili è cresciuta di oltre 20 punti. Anche il clima relazionale sul posto di lavoro e la possibilità di contribuire a progetti con una ricaduta sociale positiva assumono un peso sempre maggiore nelle scelte dei giovani.
Secondo AlmaLaurea, la nuova generazione di laureati non valuta più esclusivamente la prospettiva economica ma considera il lavoro come parte di un equilibrio più ampio che comprende benessere personale, relazioni e qualità della vita.
Studenti sempre più preparati e attivi
La crescente selettività dei laureati trova origine anche in un curriculum mediamente più ricco rispetto al passato.
L’89,1% degli studenti si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria e oltre sette su dieci sceglierebbero nuovamente lo stesso corso nello stesso ateneo.
Durante gli studi, inoltre, molti accumulano esperienze pratiche significative. Il 60,9% svolge un tirocinio curriculare riconosciuto dall’università, mentre il 68% riesce a conciliare studio e lavoro. Un ulteriore 10,2% arricchisce la propria formazione attraverso periodi di studio all’estero.
Il profilo medio restituisce l’immagine di laureati che conseguono il titolo a circa 26 anni, con una votazione media superiore ai 102 punti su 110 e con livelli di regolarità negli studi che superano il 60%.
Occupazione ai massimi livelli
Anche dal punto di vista occupazionale i risultati appaiono particolarmente incoraggianti.
A un anno dalla laurea, il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% per i laureati triennali e l’80,8% per quelli magistrali. Con il passare del tempo i numeri migliorano ulteriormente.
Cinque anni dopo il conseguimento del titolo risulta occupato il 91,7% dei laureati triennali e il 94,4% dei laureati magistrali. Parallelamente, la disoccupazione si riduce fino al 2,6%, confermando come il percorso universitario continui a rappresentare un importante fattore di inserimento professionale.
Le retribuzioni seguono una dinamica positiva: per i laureati magistrali occupati da cinque anni il guadagno medio netto mensile si attesta attorno ai 1.900 euro, pur con differenze molto marcate tra settori e percorsi di studio.
Smart working e minore propensione a emigrare
La diffusione del lavoro agile sta contribuendo a modificare alcune dinamiche tradizionali del mercato del lavoro italiano.
Tra i laureati magistrali occupati da cinque anni, oltre il 37% utilizza modalità di lavoro flessibili o da remoto. Questa opportunità consente sempre più spesso di collaborare con aziende e organizzazioni internazionali senza dover necessariamente trasferirsi all’estero.
Non sorprende quindi che la disponibilità a lasciare l’Italia per motivi professionali sia diminuita rispetto al passato, fermandosi al 45,2%, mentre nel 2015 superava il 50%.
Le criticità che restano aperte
Accanto ai risultati positivi, il rapporto evidenzia alcune problematiche strutturali che continuano a caratterizzare il sistema universitario e il mercato del lavoro.
La prima riguarda la mobilità sociale. L’università sembra ancora faticare nel ruolo di strumento capace di ridurre le differenze di partenza. Oggi quasi il 35% dei laureati proviene da famiglie in cui almeno un genitore possiede un titolo universitario, percentuale che sale oltre il 46% nei corsi magistrali a ciclo unico.
Permane inoltre il divario di genere. Sebbene le donne rappresentino quasi il 60% dei laureati, la loro presenza nelle discipline STEM continua a oscillare intorno al 40%, senza significativi progressi negli ultimi dieci anni.
Le conseguenze si riflettono anche sul mercato del lavoro. A parità di condizioni, gli uomini presentano una probabilità di occupazione superiore del 13,7% rispetto alle donne e percepiscono mediamente circa 67 euro netti mensili in più.
Un nuovo rapporto tra giovani e lavoro
Il quadro delineato da AlmaLaurea racconta una generazione che non appare meno motivata, ma più consapevole. I giovani investono nella formazione, accumulano esperienze professionali già durante gli studi e si presentano sul mercato con aspettative più elevate.
La richiesta di stipendi adeguati, flessibilità organizzativa e coerenza tra studi e professione non rappresenta soltanto una rivendicazione economica, ma il segnale di un cambiamento culturale profondo. Una trasformazione che sta ridefinendo il modo in cui le nuove generazioni interpretano il lavoro e il proprio futuro professionale.
Ciro Crescentini

