Casoria, dagli attivisti la sfida dei beni comuni: “Risposta al malaffare”

Terranostra: “La nostra lotta è in difesa delle aree verdi e dei tanti spazi abbandonati che ancora sono patrimonio collettivo: che siano luoghi dai quali far partire iniziative di progettazione partecipata, nuovi punti nevralgici per lo sviluppo culturale e sociale del nostro territorio e non ennesime cattedrali nel deserto, non ennesimi scempi in nome del profitto”

Un dossier sui beni comuni è stato portato al tavolo del sindaco Fuccio, ma l’amministrazione non ha dato alcun seguito a questa documentazione nella quale si presentavano anche delibere già in vigore in altri comuni.  Sei denunciati e un’istanza di sgombero: finora è stata questa l’attenzione delle Istituzioni locali verso l’esperienza di riappropriazione popolare dell’ex deposito militare di via Boccaccio, area verde presidiata da luglio 2015 da un gruppo di attivisti e attiviste. In seguito alle ultime notizie di cronaca (arresti e indagini che vedono coinvolti direttamente il Comune di Casoria), gli attivisti di “Terranostra” hanno deciso di prendere parola e fare appello alla popolazione per per lanciare la campagna sui beni comuni in città, invocando la questione morale, l’esigenza di trasparenza e di partecipazione attiva degli abitanti per decidere direttamente su ciò che riguarda il diritto alla città.

 

 

Il progetto europeo “Urbact”, che prevede la rigenerazione urbana dei parchi delle due ex-aree militari di via Boccaccio e via Michelangelo, al quale “Terranostra” è stata insita come stakeholder, sembra essersi arenato. L’unico passo in tal senso da parte del Comune è stato un regolamento per l’adozione delle aree verdi, “pieno di contraddizioni, ma soprattutto che rischia di essere un assist ai privati per ulteriori speculazioni”. “La nostra lotta è in difesa delle aree verdi e dei tanti spazi abbandonati che ancora sono patrimonio collettivo: che siano luoghi dai quali far partire iniziative di progettazione partecipata, nuovi punti nevralgici per lo sviluppo culturale e sociale del nostro territorio e non ennesime cattedrali nel deserto, non ennesimi scempi in nome del profitto” aggiunge Francesco Giampietro, dopo aver raccontato questi “venti mesi di resistenza, nei quali l’area di via Boccaccio è stata rivalorizzata con tanti eventi e iniziative, anche nazionali, e il terreno bonificato in collaborazione con l’Università Federico II”. Da questa esperienza e dal coordinamento tra varie realtà cittadine sta nascendo una “rete dei beni comuni” con l’obiettivo di monitorare il territorio, osservare le questioni ambientali e incentivare l’uso civico delle aree abbandonate per recuperarne ricchezza in termini di democrazia reale e di salute pubblica. Gli attivisti e le attiviste intervenute nel corso della conferenza hanno lanciato il proprio invito alla popolazione: costruire insieme un’estate di partecipazione, assemblee di gestione aperte ogni lunedì, osservatorio per i beni comuni, organizzazione di una grande assemblea cittadina, lancio di una petizione per far approvare una proposta di delibera. Nello stesso tempo un messaggio all’amministrazione: “Smettiamo di criminalizzare il dissenso e le buone pratiche di autogoverno popolare, piuttosto paghino i responsabili e i complici di chi ancora una volta vuole mettere le mani sulla città”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest

Lascia il tuo commento