La bufala del fine crisi: niente vacanze per un campano su due

I motivi della rinuncia: le difficoltà economiche, l’aumento delle spese familiari quotidiane, costo della vita in generale, mutui casa, tariffe servizi pubblici, il sostenimento di spese impreviste, stipendi troppo bassi, la mancanza di un posto fisso di lavoro

Secondo i dati forniti dalle principali associazioni dei consumatori, il 51 per cento dei napoletani e campani non andrà in vacanza questa estate. Il crollo delle vacanze è figlio delle manovre economiche molto pesanti degli ultimi governi che hanno causato la mancanza di liquidità delle famiglie, prodotto precarietà e disoccupazione. I motivi della rinuncia alle vacanze: le difficoltà economiche, l’aumento delle spese familiari quotidiane, costo della vita in generale, mutui casa, tariffe servizi pubblici, il sostenimento di spese impreviste (mediche-odontoiatriche, manutenzione straordinaria della casa di residenza), stipendi troppo bassi, la mancanza di un posto fisso di lavoro. Come negli anni ’50, i cittadini partenopei non possono permettersi il lusso di ‘rilassarsi’, seppure brevemente. Se nel 2000 il reddito delle famiglie di operai era circa la metà di quello delle famiglie con a capo un imprenditore, nel 2017 tale distanza si è amplificata: A Napoli, il reddito netto di una famiglia con un imprenditore o un libero professionista come persona di riferimento, risulta quasi 13 volte superiore al reddito di una famiglia con capofamiglia operaio. Accanto alla tradizionale povertà economica da disoccupazione e all’emarginazione grave, per la prima volta compare la povertà relazionale, aggravata dall’indigenza. Tra le cause che limitano oggi la piena cittadinanza, figurano infatti anche le difficoltà derivanti dalle conseguenze psicologiche della precarietà lavorativa. Si possono definire nuovi poveri, i lavoratori con contratti a tempo determinato, quelli che lavorano part-time. Dunque, le vacanze sono diventate un lusso, un lusso che possono permettersi solo i ricchi.

Ciro Crescentini

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest

Lascia il tuo commento